Blog personale di Alfio Nicotra

NON CI TOGLIERANNO LA PAROLA

ottobre 17th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

 Riflessioni sulla giornata del 15 ottobre e sulle prospettive del movimento

Il 15 ottobre interessi convergenti di chi non vuole che nasca nel nostro paese un movimento antiliberista di massa  hanno impedito che piazza S. Giovanni diventasse la nostra piazza Tahrir. Chiunque abbia agito per togliere la parola a decine di migliaia di persone venute da tutta Italia lo ha fatto perché ha paura di questo movimento e dei suoi contenuti.  Vorrebbero adesso zittirci, cancellare le nostre parole d’ordine e le nostre proposte, schiacciarci sulla dinamica violenza/repressione, ammutolire la consapevolezza che questo movimento rappresenta – e non solo in Italia- una speranza per la maggioranza degli esseri viventi del pianeta.

Il primo pensiero è per chi è venuto per la prima volta in piazza,superando ritrosie, diffidenze, sentendo dentro una forte esigenza di unire volti, parole, mani , generazioni  e percorsi. A loro dico di non rassegnarsi, di non darla vinta agli incendiari e al governo delle banche.  Non siete soli, non dovere essere lasciati  soli a rimuginare sui lacrimogeni, i caroselli infami , le vetrine in frantumi e le auto dissennatamente date alle fiamme. E’ il momento di non dargliela vinta, di tornare ad essere protagonisti. Non disperdete l’elenco dei pullman, di questo straordinario popolo che è l’indignazione,  convocateli e convocatevi insieme nelle vostre città. Parlatevi , parliamoci , facciamo si che nelle nostre città quello spazio pubblico che ci è stato impedito a Roma si formi in ogni dove. Da subito organizziamo centinaia di assemblee e momenti di confronto. Sono altri che devono sparire dalla scena politica non le idee di chi si batte per un’altra società. Sommiamo la voce di ognuno di noi a quella di un’altro. Se non ci rinchiudiamo in noi stessi non l’avranno vinta

PERCHE’ IL CORTEO NON E’ STATO DIFESO ADEGUATAMENTE

In diversi  mi hanno domandato perché il corteo prima e piazza S. Giovanni dopo non sono stati tutelati dagli organizzatori. Credo che sia una domanda legittima ed è giusto non sfuggire ad essa.  Il coordinamento 15 ottobre ha messo insieme uno schieramento molto vasto ed eterogeneo, in larga parte fatto da forze sociali e politiche organizzate ed altre più spontanee e di base. Tutte queste forze si sono mosse con spirito di servizio nell’organizzazione dei pullman, nella promozione della manifestazione, nel provare a fare di piazza S. Giovanni il luogo di una agorà  in cui un intero popolo potesse prendere parola e riconoscersi. La scelta di predisporre la formazione del corteo dopo al testa unitaria (il movimento dell’acqua) mettendo subito a ridosso  spezzoni asserenti a diverse sigle dell’universo precario , si è rivelata un grave errore. Per più di un motivo. Il primo è che chi è venuto alle riunione a rappresentarla non ha detto tutta la verità. Il secondo è che è non è accettabile che un punto così sensibile del corteo – sostanzialmente la vera testa – sia affidato ad una componente informe e non organizzabile. E’qui che si sono infilati spezzoni organizzati con caschi , zaini pieni di ogni cosa  e che – nello stile classico dei black block , che agiscono distruggendo e incendiando cose e sfuggono sistematicamente allo scontro con la polizia – hanno iniziato  da via Cavour la loro opera distruttiva mettendo a  serio repentaglio l’incolumità stessa dei manifestanti (si pensi cosa sarebbe successo se una delle auto date alle fiamme fosse stata alimentata a GPL).

LA CAMPAGNA CONTRO LE FORZE ORGANIZZATE FUNZIONALE AL BOICOTTAGGIO DEL CORTEO

La prima osservazione dunque è che è stata sbagliata questa formazione del corteo. Davanti dovevano starci le strutture più organizzate perché prioritario era salvare e garantire la fruizione dello spazio pubblico di S. Giovanni. Invece le forze organizzate sono state per settimane sottoposte ad  una polemica montata ad arte contro i partiti , i sindacati, le bandiere etc. Si è arrivati a strumentalizzare anche un comunicato degli Indignados spagnoli contro al presenza di forze organizzate ignorando  o non dicendo che il movimento 15 M  – essendoci l’elezioni imminenti in Spagna –  era molto rigido su questo perché non voleva  giustamente che la mobilitazione del 15 di ottobre venisse trasformata in un luogo di campagna elettorale. Per questo siamo arrivati all’assurdo, che una delle forze più organizzate presenti in massa alla manifestazione di Roma , la Federazione della Sinistra, fosse messa in fondo al corteo e dunque non in grado d’intervenire a tutela del corteo stesso. Anche altre forze dotate di un livello organizzativo importante come la Fiom si sono ritrovate troppo dietro. I Cobas  erano da soli a contato con il blocco nero , con cordoni organizzati ma non i grado  di liberare la testa da questi soggetti.  Ferma restando l’autonomia del movimento – che non può  però al contempo essere pregiudicata da una sparuta minoranza armata di tutto punto-  sarebbe opportuno che anche in rete si aprisse una discussione su questa campagna contro le forze organizzate e sull’irresponsabilità di averla alimentata. Che si torni ai fondamenti e all’abc  della scelta sui contenuti  : è stato assurdo mettere sullo stesso piano partiti politici che sono contro la Bce con quelli che invece sono a favore delle politiche neoliberiste.

CHI VOLEVA IL FALLIMENTO DELLA MANIFESTAZIONE

L’obiettivo del governo era fare fallire la manifestazione. Si spiega solo in questo modo il comportamento delle forze di polizia in Piazza S. Giovanni.   I caroselli con il camion con gli idranti lanciati a tutta velocità sui manifestanti  hanno alimentato la dinamica di contrapposizione con la polizia. Per un niente si è evitato un nuovo caso Zibecchi.  I black block si erano già dileguati avendo raggiunto l’obiettivo (spezzare il corteo , far parlare di loro, impedire lo spazio pubblico  del movimento di massa) e il comportamento della polizia in e nei pressi di Piazza S. Giovanni è stata tale da provocare la ribellione dei presenti  – specialmente settori giovanili – in una logica tipica da stadio.  E’ scattata cioè una dinamica propria della relazione periferia – centro, dove il termine periferia non va inteso solo in senso urbanistico. C’è una generazione precaria senza futuro nelle cui viscere monta una rabbia che può trovare sfogo nello scontro con la polizia. E’ un fenomeno presente in molte realtà europee è per molti versi prepolitico se non addirittura antipolitico. Leggere questo fenomeno con le lenti tradizionali è un errore. Questo non significa che dobbiamo assecondarli, ma è fondamentale capire il fenomeno per poterlo affrontare e indirizzare.

LA SPINTA AUTORITARIA CONTRO IL MOVIMENTO

Solo l’altissima partecipazione popolare alla manifestazione e la reazioni contro il blocco nero di molti manifestanti, ha impedito che contro il movimento si scatenasse la classica bagarre criminalizzante. Il risultato intanto il governo l’aveva ottenuto . cancellare dal dibattito politico i temi della manifestazione (basta privatizzazioni, non paghiamo il debito fatto dagli speculatori, salviamo la scuola non le banche, riduciamo le spese militari, giù le mani dall’articolo 18 etc). Ad alimentare la spirale autoritaria d’altronde arriva in soccorso della destra personaggi come Antonio Di Pietro che non ha di meglio che rispolverare l’infame legge Reale degli anni ’70 che criminalizzò le lotte, fece centinaia di morti  “accidentali” nei posti di blocco , sospese lo stato di diritto, proibì l’agibilità democratica nelle piazze. Se lo Stato scegliesse questa via darebbe alibi e argomenti a chi il 15 ha scelto – invece che la strada della democrazia partecipata e del protagonismo diretto delle persone – la scorciatoia dell’azione militare eclatante e la violenza distruttiva.

NON DISPERDIAMO LA DOMANDA DI UNITA’ DAL BASSO

Dobbiamo riprendere la parola proprio perché la spirale repressione/violenza può essere mortale per le nostre ragioni. Occorre non disperdere l’enorme forza di quella mobilitazione popolare. Avevamo detto che il 15 ottobre era solo l’inizio di un ciclo di lotte. L’ha capito anche il potere che ha provato a spezzarlo e proverà ancora ad ucciderlo nella culla. Sta a noi avere l’intelligenza di “scartarlo”, di obbligare anche le forze organizzate, a partire da quelle che si sono riconosciute nel coordinamento 15 ottobre a non ripiegare su se stesse ma ad insistere su un percorso unitario. Dalle città, dal basso, può arrivare la spinta affinché l’anima vera del 15 ottobre, riprenda a camminare .

IL CALENDARIO DELLA MANOVRA

agosto 18th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

Da “Liberazione” del 18 agosto 2011 (editoriale di prima pagina)

Cancellare le feste del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno significa riscrivere la storia dell’Italia. Non esiste infatti alcuna motivazione economica che giustifica  un simile provvedimento. Anzi , come sottolinea la Federalberghi, si tratterebbe dell’ennesima mazzata  al comparto turistico e recettivo  colpiti a morte dalla  cancellazione delle vacanze brevi.  La motivazione vera è il carattere reazionario e antinazionale di questo governo. L’odio di classe ispira tutta la manovra economica ma anche i suoi “accessori” come la cancellazione dell’art.18, del contratto nazionale e delle festività che richiamano la storia migliore del nostro Paese. Il messaggio che arriva è chiaro : scordatevi ogni sentimento di liberazione, ogni dignità del lavoro , ogni pagina di riscatto popolare come fu l’esito del referendum tra monarchia e repubblica. Si torna al fascismo quando era proibito festeggiare la festa dei lavoratori e dove le uniche feste erano quelle concordate con la Chiesa nei Patti Lateranensi. Una sorta di Stato teocratico dove si festeggia l’Immacolata concezione ma non la guerra di liberazione dal nazifascismo. Anni di tentativi di svuotare il 25 aprile del suo carattere fondante  con l’equiparazione dei partigiani con i ragazzi di Salò e  con la riscrittura dei libri di storia possono finalmente arrivare a compimento. La Resistenza è un ferrovecchio da mandare in soffitta con la Costituzione che ne è  la legittima figlia. Non si vuole infatti abbattere alla radice la suprema Carta inserendo il vincolo del paraggio di bilancio e togliendo quello che condiziona la libertà d’impresa alla sua utilità sociale e al rispetto della dignità e della sicurezza delle persone?

Berlusconi e Tremonti  mentono clamorosamente quando affermano che l’accorpamento alla domenica  (poi diventata estinzione nella domenica) delle festività laiche sarebbe in linea con quanto avviene in Europa e negli altri paesi occidentali.  Negli Usa o in Francia ci scatenerebbe la rivoluzione se solo i loro governi si provassero ad accennare all’idea di cancellare il 4 o il 14 luglio! Il 1° maggio poi è una festa internazionale che fa del carattere di fratellanza universale tra i lavoratori  e le lavoratrici di tutto il pianeta il suo messaggio fondante. Che senso avrebbe festeggiarlo domenica  4 o 5 maggio?  Ma allora perché palesemente mentire agli italiani, contando – almeno fino ad oggi a ragione – nella benevolenza dell’opposizione parlamentare e di chi, dal colle più alto di Roma, dovrebbe garantire invece i valori della Repubblica?  La dittatura del mercato che si vuole costituzionalizzare  ha bisogno  di travolgere ogni  riferimento alla dignità e all’equità sociale. In un paese dove il 10% della popolazione  detiene il 45% della ricchezza  e lascia il 50% delle famiglie a sopravvivere con appena il 10% della ricchezza nazionale, dovrebbe essere la rimozione di  questa colossale ingiustizia il tema centrale di ogni ricetta anticrisi.  Questa omissione che  fa scaricare la rabbia popolare su obiettivi di comodo come i  giocatori super pagati o i costi della politica,  lascia intatte nella propria opulenza e voracità le caste dei banchieri, degli speculatori e dei padroni.  Mentre massacra il lavoro dipendente strangolandolo con salari da fame e con  un numero di ore di lavoro  superiore a quello dei giapponesi e dei tedeschi. C’è una ingiustizia da nascondere e perpetuare. L’esatto opposto di quello che insegnano le tre date che si vuole cancellare dal calendario.

Alfio  Nicotra

L’ACQUA SGORGA DAL BASSO, L’INSEGNAMENTO DEI REFERENDUM

giugno 14th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

 

Il Si tracima finalmente da tutti i teleschermi. Quegli stessi media che avevano negato informazione, omesso o distorto  la stessa esistenza del referendum (“cosa inutile e fuorviante”) oggi si sorprendono dell’onda che ha travolto la politica italiana. Non la paura, come si attardano a commentare i giornali di fede e proprietà berlusconiana, ma la consapevolezza e una scelta serena  ha mosso più di metà del Paese. Il lungo sonno neoliberista  in cui ci hanno imbevuto il cervello in questi due decenni  oscilla sotto la forza del mare. E’ il vento che cambia, che spira forte contro convinzioni consolidate, bugie ripetute come un disco rotto ( “ ma qui non si privatizza l’acqua, ma solo parte della gestione che rimane in maggioranza pubblica”). Bugie al tappeto come pugili suonati. Gli incantatori si sorprendono che i serpenti non seguono più il suono del mercato, anzi dicono una eresia grande come un grattacelo: c’è vita – che significa diritti, gioia, beni comuni – oltre e contro il mercato. Giusta la festa, i sorrisi, gli abbracci specialmente tra chi ci ha creduto da sempre sfidando i lacrimogeni di Genova, dieci anni fa, per poi seguire in direzione ostinata e contraria le onde che hanno fatto forte e mondiale il movimento per l’acqua pubblica. C’è stato un tempo che è servito per la semina – la fine degli anni ’90 i primi del 2000 – e adesso è arrivato immenso e dolce il raccolto. Mai frase come quella di Gandhi è stata più azzeccata nell’accompagnare una campagna di massa : “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci” Non importa se sul carro dei vincitori sono – solo negli ultimi 15 giorni – salite anche forze politiche che sono sempre state ostili ai contenuti del movimento. Faceva effettivamente impressione vedere i manifesti del PD contro la privatizzazione dell’acqua. Ma è la forza del mare, del vento che cambia a costringere  chi sta nella tolda di comando a mettersi dalla parte dell’onda, nel verso del vento. Certo nascondono insidie, come le frasi di Bersani che rilancia il suo pessimo progetto di legge sull’acqua (che esporta a livello nazionale il modello di privatizzazione amaramente sperimentato ad Arezzo). Nella lettura che il gruppo dirigente del Pd prova a dare si riconosce che quello del 12 e 13 giugno è stato un voto contro la privatizzazione coatta ma. si  lascia trasparire, una privatizzazione “consapevole” scelta dagli enti locali sarebbe invece cosa buona e giusta. Per questo il movimento non deve smobilitare. C’è da portare a fondo questa vittoria, concretizzarla in ogni territorio. E’ la nuova idea dei beni comuni ad imporre un doppia alternativa:  dal mercato delle privatizzazioni e dalle concezioni stataliste. E’ altra cosa perché vuole essere di tutti – e dunque non solo appannaggio dei mestieranti della politica – e si coniuga con altri due contenuti : democrazia e partecipazione. Perché l’altro dato che viene dai  referendum è che la gente ha ragionato con la propria testa. Ha disobbedito alla disinformazione e agli ordini di scuderia. E’ questo ragionare con la propria testa a rendere irreversibile il divorzio tra il Paese reale e quello legale (sempre ammesso che sia legale comprare deputati  in parlamento oppure votare la guerra in disprezzo dell’art.11 della Costituzione).

Proponiamo per questo una costituente dei beni comuni perché solo se innoviamo alla radice i contenuti dell’agenda politica  sarà possibile sottrarsi alla legge del pendolo. La legge cioè che vede alternarsi centrosinistra e centrodestra sempre e solo dentro la solita politica economica ed estera. La crisi – democratica, ambientale, sociale ed economica – richiede di battere strade che non sono state percorse,. Sono sentieri opposti  da quelli che ci vorrebbero  far percorrere la Banca Centrale Europea e la Commissione stessa. Alla critica alla mercificazione della vita, dei saperi, dei beni comuni  deve affiancarsi  la necessità di rimuovere le ingiustizie del nostro pianeta e del nostro continente. Bisogna ridistribuire la ricchezza dall’alto verso il basso. Non si sfugge da questo, non c’è più possibilità di stringere la cinghia a chi l’ha stretta fino all’inverosimile. Ridistribuire ricchezza e cambiare  alla radice il modello di sviluppo. Ed ancora rompere con l’abitudine della guerra perché solo la pace è un buon investimento. Movimenti e sinistra hanno dimostrato di poter lavorare insieme per i referendum, possono farlo ancora grazie a questa straordinaria esperienza unitaria. Il gruppo dirigente della sinistra deve avere il coraggio dell’umiltà e non pensare che una nuova classe dirigente possa affermarsi solo se gode di buona (ed interessata) stampa o perche una sera e l’altra pure è ospite di qualche talk show televisivo.  L’acqua sgorga dal basso, dalle viscere della terra. E’ da li che dobbiamo ripartire senza più spocchie e riscoprendo nell’altro il proprio compagno di viaggio.

UNA MOZIONE IN PROVINCIA CONTRO LO SCEMPIO DEL NUOVO ELETTRODOTTO NEL CHIANTI E IN VALDAMBRA

giugno 8th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

Il 17 giugno prossimo il consiglio provinciale di Arezzo discuterà della mozione presentata dal gruppo consiliare della Federazione della Sinistra per impedire che il nuovo elettrodotto distrugga in modo irrimediabile uno dei paesaggi più belli del nostro Paese. Quella che segue è il testo della mozione.

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

Premesso:

●  che nella Costituzione l’art.9 recita: “La Repubblica ….Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

● che nel 2009, il piano di sviluppo energetico TERNA (ente nazionale gestore del trasporto di energia elettrica) prevedeva, per la sezione 1 – Emilia Romagna e Toscana – la razionalizzazione della RTN  in provincia  di Arezzo, con la demolizione delle linee esistenti per sostituirle, nella stessa direttrice, portando la tensione da 220 a 380 kV. Nel 2010 TERNA presenta alla regione Toscana, alle province di Arezzo e Siena ed ai comuni di Bucine, Castelnuovo Berardenga, Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino e Montevarchi un progetto con la stessa razionalizzazione, ma con un tracciato completamente diverso che prevede, al posto della direttrice lineare, una curvilinea, inserita tra Monte San Savino e Cavriglia – S.Barbara con una nuova stazione di smistamento di quattro linee nella piana di Monte San Savino. Il progetto del nuovo elettrodotto da 380kv e in parallelo da 132 Kv con piloni alti 50 metri da Cavriglia a Monte San Savino danneggerebbe in maniera permanente un paesaggio di colline boscate e di particolare bellezza , la salute e l’economia locale

● che non è stata data sufficiente informazione ai cittadini e agli enti locali per permettere una valutazione condivisa

● che il progetto di TERNA è di portata nazionale e non locale e, quindi, non è in alcun modo finalizzato alle esigenze energetiche reali ed a lungo termine della zona, che anzi, basa una parte crescente della sua economia, sulla valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche del territorio.

● che il tracciato in questione, investe territori caratterizzati da terreni  collinari boscati e agricoli, privi di infrastrutture impattanti

Premesso ciò si evidenzia:

● che la necessità di realizzare il nuovo elettrodotto non è stata sufficientemente motivata.

● che è stato scelto un percorso di ben 20 Km più lungo del necessario e che se realizzato avrà un impatto disastroso sul paesaggio, sull’ambiente, sulla salute e sull’economia locale.

● che TERNA non ha informato a sufficienza la popolazione su un progetto che avrà conseguenze pesanti sul futuro della zona.

● che TERNA nonostante i pareri negativi o critici da parte del Corpo Forestale dello Stato, delle Province di Arezzo e Siena, del Consiglio Comunale di Montevarchi e le richieste di giustificazioni e integrazioni da parte della Regione Toscana, insiste nel riproporre il tracciato collinare con varianti minori che non diminuiscono l’impatto  e lo sfregio al paesaggio, alla salute e all’economia locale.

 

Il consiglio provinciale chiede:

 ● che venga riesaminato tutto il progetto di razionalizzazione della rete elettrica di Arezzo

● che venga aperta una inchiesta pubblica per la consultazione sul progetto, ai sensi dell’art. 24 del Dlgs 152/2006

● di verificare insieme ai consigli dei comuni interessati la possibilità di promuovere un referendum consultivo come previsto dai regolamenti comunali e dallo statuto della provincia;

● alla giunta provinciale e agli enti localidi verificare la compatibilità della realizzazione dell’elettrodotto con i vigenti strumenti di governo del territorio

● di respingere il progetto presentato dalla multinazionale TERNA, comprese le integrazioni del 28 marzo 2011, e richiede la vera razionalizzazione degli elettrodotti aretini attraverso la ristrutturazione delle linee esistenti (opzione zero) e presenti sul territorio da oltre quarant’anni con l’interramento di tutte le linee nei punti critici.

Il consigliere provinciale della Federazione della Sinistra

ALFIO NICOTRA

IL VENTO DEL CAMBIAMENTO SOFFIA A SINISTRA

giugno 1st, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

Il vento sta cambiando. A Milano e Napoli il vento ha cambiato anche il centrosinistra rompendo, spero in modo definitivo, l’idea che si vince solo se si sceglie un leader e un profilo moderato. Pisapia e De Magistris vincono infatti esattamente per la ragione opposta. Nel caso di Napoli poi vincono nonostante Pd e Sel  che al primo turno hanno fatto di tutto per  perdere. Questo ci dice che c’è bisogno di sinistra e non delle solite minestre riscaldate reclutate tra i banchieri o tra i vertici della Confindustria. Perché sia chiaro che la mossa delle prossime settimane di chi vuole che cambi solo la corteccia e non la sostanza della politica italiana,  sarà fare uscire dal cilindro una Marcegaglia ( o Montezemolo) qualunque da mettere alla testa di una coalizione marcatamente centrista. I fautori di sventura – D’Alema e Veltroni su tutti – già dicono che è necessario allearsi con  Casini e Fini e dividere la sinistra tra “presentabili” (quelli di Vendola) e “impresentabili” (quelli con la falce e martello, no global e seguaci della Fiom). Bersani – che pure dell’unità di tutto il centrosinistra ha fatto uno dei suoi punti forza – su “La Repubblica” di oggi, prende Macerata come esempio da esportare. Mai esempio fu sbagliato. Infatti a Macerata (come a Grosseto) è arrivata la sforbiciata alla sinistra sostituita con  l’alleanza con l’Udc che ha potuto vincere (e non certo dilagare) solamente nel secondo turno. Vorrei sommessamente far notare al segretario del Pd che all’elezioni politiche – stante questa pessima legge elettorale – si vota ad un turno unico e che sbilanciarsi al centro significa semplicemente non aver capito niente del segnale politico che viene da Milano e Napoli.

Il divorzio tra il centrodestra e il Paese è un fatto reale e di dimensioni impreviste. E’ il blocco sociale costruito intorno a Berlusconi e la Lega a franare proprio nelle loro roccaforti. Il cemento dell’anticomunismo è un’arma spuntata, il richiamo alla paura (dei diversi, dei migranti, di tutti gli altri) non basta più a nascondere il peso di una crisi economica e sociale che colpisce duramente strati crescenti della popolazione. Tremonti governa con le forbici ma non fa altro che  obbedire ai diktat che provengono dall’Unione Europea. Ciò che sta avvenendo in Grecia, Spagna e Portogallo – dove partiti socialisti guidano l’assalto allo stato sociale  e per questo vengono severamente puniti dall’elettorato – dovrebbe pur accendere qualche lucina di attenzione nei vertici del Pd. Con le politiche monetariste, di aggressione ai diritti sociali e del lavoro, non si va da nessuna parte, anzi, si rischia concretamente di restituire fiato (e voti) al populismo delle destre. Per questo il centrosinistra può liberarsi di Berlusconi ma rischia di rimanere prigioniero delle sue stesse politiche fallimentari. Entro il 2012 la Commissione Europea richiede all’Italia una manovra correttiva di 40 miliardi di euro. Draghi nel suo discorso di commiato, ha chiesto addirittura di anticiparla entro questo mese. Cosa dice il PD? Bisogna procedere ancora a bastonare quelli che hanno sempre pagato  (e che adesso sono allo stremo) o si comincia a colpire patrimoni, speculazioni finanziarie e banche?

I giovani indignados di Puerta del Sol qualche abbozzo di politica alternativa hanno provato a dirla : legge proporzionale per la democrazia, tassare i patrimoni per ridistribuire ricchezza, salario minimo di 1300 euro, controllo rigidamente pubblico del sistema bancario. Certo si dirà sono un gruppo di giovani utopisti, ma sono queste le idee che marciano nella società e che si fanno strada suscitando aspettative di un vero cambio reale. De Magistris non avrebbe mai vinto a Napoli se- per esempio – sulla gestione dell’immondizia avesse rilanciato il programma stantio del Pd sugli inceneritori. Ha detto che farà il porta a porta, la raccolta differenziata spinta, che trasformerà i rifiuti e la gestione del suo ciclo in una occasione di lavoro e non più di lucrosi affari per la lobby delle discariche e degli inceneritori. Insomma le vecchie ricette del centrosinistra sono fallite così come quelle del centrodestra. Occorrono idee e progetti radicalmente diversi, perché se il vento cambia non possono tornare in auge politiche già sconfitte dalla storia.

Per questo poniamo il problema di raccogliere questa voglia di sinistra e di cambiamento. In primo luogo su una proposta di unità a sinistra. Il tentativo di spazzare via la Federazione della Sinistra per via elettorale è fallito : ci siamo e siamo in piedi. I dirigenti di Sel continueranno ad ignorare questo fatto o torneranno a porsi il tema dell’unità? Penso che fino ad oggi il dibattito dentro Sel sia stato congelato in attesa di verificare se i sondaggi corrispondevano alla realtà . Non è così : Sel cresce ma è a metà di quanto prospettavano i sondaggi (e a sud perde il mordente che aveva nei due anni precedenti). Poco sopra la Fds la quale si rimpolpa e trae benefici anch’essa dal nuovo vento di cambiamento. Se continueranno a viversi come concorrenti e farsi la guerra l’unico ad avvantaggiarsi sarà il Pd che avrà buon gioco nel non voler modificare di una virgola la sua politica economica e non solo (non dimentichiamoci che è il partito più filo bombardamenti della Nato di tutto il parlamento italiano). La stessa Idv subisce un tracollo elettorale ed è tenuta in piedi solo dal dato napoletano. Possono queste tre forze alla sinistra del Pd operare insieme, stringere patti programmatici, svolgere nel Paese campagne comuni? Penso che si tratti di una scelta al contempo obbligata e salutare, la sola in grado di dare vigore e idee nuove al vento del cambiamento.

In primo luogo i referendum. Il fatto che il Pd – dopo che i vertici lo avevano contrastato lo scorso anno – abbia deciso di spendersi per il Si  è un fatto positivo. Segna la forza del movimento dell’acqua e può aprire, in quel partito, un fecondo dibattito tra l’incompatibilità di una scelta per i beni comuni e il proseguire le politiche di privatizzazione. I referendum in primo luogo parlano al Paese, alludono ad un altro modello di società, restituiscono ai cittadini la consapevolezza che il loro impegno (e il loro voto) questa volta decidono sul serio e di cose che riguardano la loro vita.

Raggiungere il quorum è un’impresa ardua, così com’era, soltanto poche settimane fa, pensare di vincere a Napoli o Milano. Mancano 10 giorni  al voto del 12 e 13 giugno. Il raggiungimento del quorum sarà possibile solo se saremo tutti e tutte consapevoli che nel nostro piccolo è necessario fare ogni sforzo per portare la gente a votare. Abbiamo dimostrato che in questa epoca storica non esistono imprese impossibili. Diamoci da fare e non lasciamo niente d’intentato.

IL RISVEGLIO DELLA SINISTRA SULL’ASSE MILANO-NAPOLI

maggio 18th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

 Dalle urne esce finalmente quel risveglio di cui sentivamo tanto il bisogno e rinasce anche la sinistra. Sul piano nazionale i fatti che possono indicare un cambio deciso di rotta – non solo contro la destra ma anche nel salto di qualità dell’opposizione a Berlusconi – sono ovviamente a Milano e Napoli. A Milano la candidatura di Giuliano Pisapia – sostenuto nelle primarie solo dalla Federazione della Sinistra e da Sinistra Ecologia e Libertà – tracima ogni rosea aspettativa, superando il muro del 48% e relegando Letizia Moratti a poco più del 41%. Giuliano è stato per anni parlamentare di Rifondazione Comunista e quello che doveva essere un handicap secondo Silvio Berlusconi – “amico dei terroristi” – si è rivelata una formidabile spinta in più verso il cambiamento rispetto alla vecchia politica e ai soliti partiti bipolari. Giuliano arriva a quel punto proprio perché è di sinistra, ha quella forza morale che anche il più specchiato candidato del PD in quel contesto non può avere.  Ricordiamoci infatti la subalternità del Pd a Formigoni e l’incredibile scimmiottamento di Penati negli ultimi anni della sua presidenza alla provincia , dei temi della xenofobia leghista . Dopo tanti anni c’è un candidato a Milano che prende i voti senza fare la campagna antiRom, istillare la guerra tra poveri contro i migranti (che rubano la casa e il lavoro) che rimette al centro la legalità, la trasparenza, il diritti sociali e il lavoro. Per chi come me è stato fino al 2009 segretario regionale del Prc della Lombardia posso salutare con grande soddisfazione il fatto  che finalmente i temi veri – uno tra tutti la penetrazione delle mafie nell’affaire Expo – sono tornati al centro della formazione o meno del consenso elettorale. Per questo Giuliano rompe gli schemi nel quale tutta la politica milanese e lombarda era caduta prigioniera, ostaggio del pensiero dominante leghista , forcaiolo e affarista. Per questo è assolutamente giusto che tutta Italia guardi a Milano, perché da qui passa la possibilità di cambiare l’intero Paese e porre fine alla lunga notte della Repubblica rappresentata dal dominio berlusconiano.

L’altra città a cui guardare è Napoli. Anche qui la posta in gioco è un cambiamento  duplice : contro le destre colluse con i poteri criminali, contro un sistema di potere che ha visto il centrosinistra omologarsi alla destra ed allontanare da se consenso e ogni potenziale di partecipazione popolare. Gianni De Magistris va al ballottaggio infatti non solo contro il prestanome di Caldoro ma anche contro Pd e Sel che in piena continuità con il bassolinismo avevano optato per Morcone, ex prefetto di Arezzo e ultramoderato. In questo Napoli indica una strada per certi versi ancora più coraggiosa : De Magistris punta infatti sulla doppia svolta e il centrodestra non riesce per questo ad affibbiarli addosso i fallimenti della Russo Jervolino e di Bassolino.

De Magistris rappresenta un’altra politica oltre che una coalizione di sinistra alternativa. Anche in questo caso, come a Milano, essere decisamente di sinistra, non è un handicap ma  un punto decisivo di forza.

Altri due aspetti di queste elezioni meritano un supplemento di riflessione: la rinascita della sinistra e l’emergere prepotente del grillismo.

Sul primo punto se il successo di Sel era preventivato, il ritorno in campo, a volte con percentuali analoghe, della Federazione della Sinistra, era del tutto disatteso dai sondaggi ed è avvenuto a dispetto del totale oscuramento mediatico. La sinistra va meglio dove riesce avere un profilo dentro un progetto alternativo – come a Milano e Napoli appunto- meno quando è costretta a correre separata ed isolata (Torino). La sinistra però c’è , in alcuni casi sperimenta anche liste unitarie e civiche di sinistra con discreto successo. In più il centrosinistra vince quando è unito e non snaturato (Siena ed Arezzo per esempio) ma rischia pericolosi ballottaggi (Grosseto e Macerata) quando imbarca l’Udc e taglia  tutta la sua sinistra che organizzandosi in polo esterno ma unitario ottiene un risultato più che dignitoso. Il nodo politico è semplice Fds, Sel e Verdi e dove è possibile anche l’Idv, dovrebbero lavorare insieme abbandonando ogni idea di Opa sul Pd e marcandone in modo sempre più accentuato i propri contenuti alternativi.

Sui grillini non accedo, in questa sede, ad una valutazione sociologica (quelle che vedo circolare mi sembrano tutte molto approssimative). Avendo fatto la campagna elettorale ad Arezzo – dove Grillo ha chiuso la sua campagna   riempiendo Piazza Grande – dico che molti voti vengono da sinistra e rappresentano una critica ai governi locali a guida Pd. Ci sono stati molti voti disgiunti tra la nostra lista e quella di Sel con il candidato a sindaco dei 5 stelle Lucio Bianchi. Questa critica e questo voto ci interessa e ci coinvolge. Si tratta di non criminalizzare il grillismo ma di sfidarlo sul terreno dei contenuti dentro e fuori il palazzo. Dove è forte la carica alternativa del centrosinistra  e dei suoi candidati sindaco come a Milano e Napoli,  Grillo non sfonda anzi , come a Napoli , perde il 70% dei voti rispetto allo scorso anno. Morale conclusiva . il grillismo lo si svuota con un profilo di sinistra e facendo buone cose sui rifiuti (no all’incenerimento) , sui beni comuni e ripubblicizzando l’acqua. Insomma è il nostro programma di lavoro per i prossimi mesi.

NON SIAMO ALLODOLE, ROMPIAMO GLI SPECCHIETTI

maggio 7th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

Non ci sarà nessun consigliere comunale che si chiamerà Di Pietro, Berlusconi, Vendola, Casini, Grillo o Bossi. Non fatevi ingannare dal nome del leader nazionale sui simboli, sono specchietti per le allodole. Un tributo a chi ci vuole ridurre a tifosi di un capo e non invece a protagonisti consapevoli della vita politica. C’è un tentativo  preoccupante di omologazione culturale e politica al berlusconismo che passa attraverso  il tributo al Capo che da solo supplisce all’assenza d’idee e di una classe dirigente territoriale che evidentemente non ce la fa a splendere di luce propria. Per questo consiglio a tutti e tutte di guardare le liste dei candidati perché saranno loro e non i leader nazionali a sedere per conto dei cittadini sugli scranni di Palazzo Cavallo.

Queste che abbiamo davanti sono elezioni locali e occorre premiare le persone che si sbattono per la città, nei movimenti, nella denuncia della commistioni affari /politica e contro le mafie nazionali e locali. A sinistra in particolare ci si attenderebbe una rottura con il culto berlusconiano dell’unto del Signore, dei leader costruiti dai talk show televisivi o dai grandi quotidiani. Per dare un voto consapevole occorre avere il coraggio di alzarsi dalla poltrona e di spengere la tv , arieggiare il cervello, leggersi i programmi e scegliere le persone che fanno politica per generosità e non per carriera.

Questo impegno contro la berlusconizzazione della politica è un dato fondante della lista SINISTRA PER AREZZO che prova ad unire la sinistra a partire dai contenuti e dalle persone che ci mettono la propria faccia  e le proprie storie. Un consiglio? Scegliete una candidata donna, non solo perché SINISTRA PER AREZZO è l’unica lista con il 50% di candidate donne, ma anche perché la politica è sempre di più appannaggio del dominio maschile. Basta vedere i  nomi dei leader nazionali sui simboli : tutti rigorosamente uomini….

aprile 26th, 2011 Posted in Senza categoria | 1 Comment »

C’E’ UNA SINISTRA MIGLIORE: QUELLA CHE UNISCE

aprile 24th, 2011 Posted in Senza categoria | No Comments »

Ho accettato di candidarmi per la SINISTRA PER AREZZO  :

-         Perché non è vero che le forze politiche “sono tutte uguali” ,

-         Perché  rappresenta la storia migliore della sinistra aretina. Include  RIFONDAZIONE COMUNISTA, la  forza politica di cui faccio parte e di cui mi onoro di aver guidato il gruppo consiliare al Comune di Arezzo tra il 1999 e il 2007.

-         Perché oggi più di ieri  è necessario unire la sinistra , perché in consiglio comunale servono persone che non abbassano la testa davanti ai  potenti, che fanno quello che dicono e che si mettono a disposizione della comunità

-         Perché Arezzo è un bene comune e non c’è altra forza politica che possa rivendicare come noi la lotta contro le privatizzazioni e per la ripubblicizzazione dei servizi fondamentali per la persona, a partire dall’acqua;

-         Perché Arezzo ha già conosciuto il centrodestra, il conflitto d’interessi, una classe politica avida che ha stracciato ogni etica ed ha usato la cosa pubblica per i propri affari privati

-         Perché è necessario rappresentare il punto di vista dei lavoratori, dare una speranza ai precari, dare voce a chi non ce l’ha, non lasciare nessuno solo davanti alla crisi

-         Perché vivo la politica come passione e come  speranza di cambiare la società e sento le ingiustizie che subiscono le persone e sulla natura  come se fossero fatte sulla mia pelle

-         Perché il centrosinistra senza SINISTRA PER AREZZO e la generosità dei comunisti e delle comuniste sarebbe una coalizione monca, attratta da derive moderate e centriste e per questo subalterna ai potentati economici

-         Perché ci rifiutiamo di seguire la deriva berlusconiana della personalizzazione della politica che utilizza,  come specchietto per le allodole,  il nome di un leader nazionale sul simbolo. Noi agiamo in prima persona, per noi parlano la nostra storia e le nostre lotte per la città e contro i soprusi.

-         Perchè  Arezzo è la città che amo, nella quale è nato ed ho deciso di far crescere mio figlio e che per la sua storia solidale e antifascista, merita di essere consegnata alle nuove generazioni più bella, più accogliente e più giusta.

Alfio Nicotra

SULLA “DEMOCRATURA” E L’INEFFICACIA DELLA NONVIOLENZA

dicembre 21st, 2010 Posted in Senza categoria | 1 Comment »

“Gli oppressi hanno due armi per far valere le proprie ragioni : il voto e lo sciopero”. Quante volte, nella mia ormai non più breve militanza politica, ho citato questa frase di don Lorenzo Milani! In essa c’era tutta la consapevolezza di due valori costituzionali. Il diritto di voto e di sciopero, che nei primi decenni della storia della Repubblica hanno consentito alle masse popolari di emancipare la propria condizione di vita, di lavoro e di studio. Con il voto e la lotta è cambiata l’Italia, è stato conquistato lo Statuto dei lavoratori, la sanità pubblica, le università hanno cessato di essere di elite. Un tempo solo la proclamazione dello sciopero generale costringeva  i Presidenti del Consiglio a salire al colle per rassegnare le dimissioni. Questo perché il parlamento era “specchio del paese”, i partiti avevano salde e radicate radici popolari, la democrazia rappresentativa era effettivamente tale. In quel tempo gli scandali non passavano come acqua su un vetro. C’erano ministri che si dimettevano, anche un Presidente della Repubblica , Giovanni Leone, lo fece in seguito all’affaire Lockheed.

Perché faccio questa riflessione? Perché si è aperto un dibattito, in seguito ai fatti del 14 dicembre, in modo , a parere mio, superficiale e vecchio sul nodo violenza- nonviolenza. Da tempo mi sto convincendo che il problema democratico dei nostri tempi non sia la violenza – più o meno endemica c’è sempre stata nel conflitto sociale – ma l’assoluta inefficacia, in questa fase storica, della nonviolenza (almeno che non sia in grado di reinventarsi) . La nonviolenza è stata storicamente efficace sia contro dittature e occupazioni militari (si pensi alla lotta anticolonialista indiana o alla rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia) che nei confronti di regimi democratici parlamentari. Entrambi questi sistemi, pur differendo tra loro, avevano una capacità di essere penetrati dalle lotte e dai diritti o  per esserne sgretolati (le dittature) o per esserne trasformate (le democrazie). Quella che viviamo oggi in Italia – ma potremmo allargare lo sguardo anche all’Europa- non è né una dittatura almeno nei termini classici, né una democrazia rappresentativa. Sarebbe da prendere in prestito ed attualizzare un termine latino/americano degli anni ’80 se non inducesse in equivoco, ma la parola democratura , ovvero dittature vestite da democrazie , è forse quella che meglio rappresenta questa fase. Sono le peggiori, perché obbediscono solo al primato dei numeri (la finanza , le istituzioni bancarie internazionali, i vincoli di bilancio e i patti di stabilità) e sono del tutto impermeabili alla nonviolenza (e conseguentemente alle richieste dei popoli e/o dei movimenti).

Gli scioperi parziali o generali che ci sono stati fino ad oggi non hanno sortito alcun effetto e sono stati snobbati dal palazzo. Le occupazioni di scuole, università, fabbriche sono bollate come “politicizzate” e strumentalizzate dalla sinistra. Si sale sui tetti e sulle gru, si espone il proprio corpo alle intemperie e allo sciopero della fame, si è arrivati a togliersi il sangue per protesta: niente. Il palazzo non è più lo “specchio del paese”. Le istituzioni non sono lontane ma qualcosa di più e più grave:  sono immunizzate alle lotte. D’altronde se non infrangi una vetrina, non lanci qualche uovo o interrompi una conferenza di qualche sindacalista giallo e complice, non finisci sui giornali perché sei una non notizia. La rappresentazione che i talk show fanno del Paese, anche quelli più impegnati come “Anno Zero”,  se da un lato aumentano l’indignazione verso il potere dall’altro ti trasmettono passività. Al massimo sei ridotto al rango di tifoso su una poltrona con valvola di sfogo sui social network. I predicatori televisivi sono spesso funzionali allo svuotamento della democrazia. L’ideologia che li domina è la stessa che sottintende la personalizzazione della politica con corredo di primarie e nomi dei leader sui simboli. Ci vogliono inculcare in testa la nostra stessa sconfitta : ovvero che  bisogna affidarsi ad un capo per esistere. Poco importa se sono solo in apparenza antisistema, dovendo sempre conquistare il “centro” della politica: e giù ammiccamenti al family day, al fatto di “prendere voti anche a destra” o all’inseguimento di fatali alleanze con il terzo polo. Dov’è l’alternativa di sistema nella scena politica italiana? Il Parlamento è specchio deforme del Paese. Il bipolarismo e il maggioritario hanno attribuito- attraverso il premio elettorale- ad una  minoranza  il potere di decidere comunque e di infischiarsene del Paese reale, delle sue sofferenze e delle sue lotte. “Chi ha vinto l’elezioni ha il dovere di governare” ci ripetono ad ogni pie sospinto. Poco importa se questo loro “diritto” è inficiato alla radice dal fatto che rappresentano- se va bene – appena un terzo del Paese. Per questo non si dialoga con la piazza. Ci si rivolge agli studenti con lo stile La Russa: dito al naso e gridando “muto”.

Già, per il Palazzo, quelli fuori sono solo fastidiosi rumori  non meritano neanche un supplemento d’indagine sociologica. Al massimo si applicano per  loro gli schemi del passato : “attenti ragazzi che dietro l’angolo c’è il terrorismo.”

Allora che fare? Arrendersi alla democratura , al sultanato dell’impermeabilità al Paese reale?

Lo dico sottovoce. Ci vorrebbe una sinistra che per autodefinirsi tale dovrebbe avere una idea di società diversa. Fuori dalla repubblica dei numeri, dalle gabbie di Maastricht, dai riti della politica da salotto. Una sinistra “guastatrice”, che inizi ad indicare nella ricchezza di pochi i problemi di tutti. Una sinistra che dica che i soldi ci sono. Basta prenderli dagli F35, dagli istituti bancari e dai padroni. Marchionne non è un padrone vecchia maniera è semmai un padrino della nuova era del capitalismo globale. Il suo modo di ragionare è più vicino a quello di una organizzazione mafiosa che a quello tradizionale di una impresa. Capirlo è fondamentale per ridare incisività alla stessa nonviolenza. Che non è una carezza sul volto dei potenti.

Alfio Nicotra