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	<title>Alfio Nicotra</title>
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	<description>Blog personale di Alfio Nicotra</description>
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		<title>TOM BEHAN, L&#8217;INTERNAZIONALISTA IRLANDESE CHE AMAVA L&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tom Behan ci ha lasciato. Ci aveva sorpreso, il 20 luglio scorso, di non vederlo in Piazza Alimionda a Genova. L&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio di Carlo Giuliani era, come per molti che vissero in prima linea i giorni splendidi e tragici del contro G8 d del 2001, un appuntamento fisso, immancabile. Un presentimento. Il tumore che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/t-behan3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-476" title="t-behan" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/t-behan3.jpg" alt="" width="150" height="153" /></a></p>
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<div>Tom Behan ci ha lasciato. Ci aveva sorpreso, il 20 luglio scorso, di non vederlo in Piazza Alimionda a Genova. L&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio di Carlo Giuliani era, come per molti che vissero in prima linea i giorni splendidi e tragici del contro G8 d del 2001, un appuntamento fisso, immancabile. Un presentimento. Il tumore che lo aveva colpito nell&#8217;autunno scorso alla fine ha prevalso sulla sua tempra irlandese. Professore dell&#8217;università di Cantembury per tutti noi Tom era “l&#8217;ufficiale di collegamento” tra i portavoci del Genoa Social Forum e gli inglesi di Globalise Resistense venuti in massa a contestare gli otto grandi della terra. Faceva parte del Socialist Workers Party, un formazione troskista inglese, che nei primi anni del 2000 decise d&#8217;investire tutto nel movimento antiglobalizzazione. Aveva imparato italiano negli anni &#8217;80 a Napoli. I suoi interventi in assemblea, sempre puntuali e stringenti, si avvalevano di questo doppio umor : irlandese e partenopeo. Dolcissimo e curioso amava l&#8217;Italia a tal punto da sceglierla come luogo dove vivere gli ultimi anni della sua vita. Tom era un internazionalista vero, al contempo antico e moderno. Aveva un affetto sconfinato verso i compagni di Rifondazione impegnati nel movimento e mostrò invece tutta la sua delusione per il Prc convertito alle compatibilità del governo.</div>
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<p>Un giorno a Londra , nei mesi successivi al G8 di Genova, partecipai come relatore ad una conferenza pubblica. Una sala stracolma con Tom che traduceva interpretando liberamente le mie parole. Quando mi disse che tutta quella gente era venuta lì pagando 10 sterline a testa per ascoltarmi – in Gran Bretagna non esistono più sale pubbliche, tutto è a pagamento- non nascosi la mia sorpresa. E lui, quasi per rincuorarmi, a dirmi “ ma sei importante, sei uno del Genoa Social Forum, un protagonista della lotta al capitale globale.” Eccedeva in elogi, come sempre. Importante era invece il suo impegno di denuncia ed i suoi libri tra i quali ricordiamo “Il libro che la Camorra non ti farebbe mai leggere” e “The Italian Resistence” sulla Resistenza italiana. La sua scomparsa, così improvvisa e ingiusta, ci toglie un compagno tra i più generosi e a chi scrive toglie anche un amico tra i più sensibili. Alla sua famiglia e ai suoi compagni va un abbraccio forte forte e un grazie per averci regalato una persona cosi unica come era Tom. </p>
<p>Alfio Nicotra </p>
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		<title>NON SPARATE SUL SOLDATO BIANCONI</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 08:42:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/bianconi_maurizio.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-450" title="bianconi_maurizio" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/bianconi_maurizio-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>So di sorprendere ma non me la sento proprio di unirmi a chi oggi getta la croce su Maurizio Bianconi. La querelle con il Quirinale evidenzia  un problema  : una distonia tra la Costituzione formale, quella conquistata dalle lotte, con la Resistenza  e scritta dai costituenti e la Costituzione sostanziale, quella stravolta dalle alchimie d’ingegneria istituzionale e costruita sul sistema elettorale maggioritario, personalizzazione della politica e presidenzialismo. Insomma la Costituzione del ’47 fa a pugni  con una legge elettorale , figlia di altre leggi elettorali altrettanto maggioritarie e semipresidenzialiste. Non mi unisco agli strali contro Bianconi perché il difetto sta nel manico e indicare la pagliuzza nell’occhio, invece di vedervi la trave, non è buon servizio né alla verità né alla democrazia.</p>
<p><strong>Una legge elettorale contro la Costituzione</strong></p>
<p>Nella scheda elettorale gli elettori hanno trovato anche il nome del capo della coalizione. Sia l’attuale opposizione parlamentare, sia il centrodestra hanno definito Valter Veltroni e Silvio Berlusconi, ovvero i due “capi” delle coalizioni principali, come candidati a premier nell’elezioni politiche del 2008. Questo è avvenuto in violazione delle prerogative che la Costituzione attribuisce al  Capo dello Stato ma non ha purtroppo fatto scandalo quando era invece opportuno sollevarlo.  Ora per Bianconi, il solo Berlusconi è legittimato &#8211; anche  dall’atteggiamento tenuto dalla coalizione Pd e Idv nella campagna elettorale che ha ripetutamente ricercato “duelli” e confronti televisivi a due tra Veltroni e Berlusconi &#8211; a governare l’Italia. Tutto il resto è ribaltone, trama di Palazzo, violazione del mandato elettorale e dunque della Carta sostanziale che ha sostituito quella formale.</p>
<p><strong>Repubblica parlamentare incompatibile con il maggioritario</strong></p>
<p>Certo fa piacere che il centrosinistra parlamentare si ricordi che esiste un’altra Carta costituzionale (quella vera)  e che le maggioranze e i governi si formano in parlamento nel quale è depositata la sovranità popolare. Purtroppo dal 1991 in poi, per passare alle varie bicamerali , il centrosinistra, almeno nelle sue forze principali, è stato complice nel disfare il carattere parlamentare della Repubblica. Si è arrivati così all’assurdo di avere un Parlamento-mostro, dove ad  una coalizione minoritaria nel Paese  (perché Berlusconi, forse è utile ricordarlo,  è minoranza nel Paese reale ed anche in quello elettorale) gode di un premio di maggioranza che ha gonfiato i suoi consensi sino ad avere il 55% dei seggi. In più milioni d’italiani non sono più rappresentati in  parlamento  in omaggio ad un bipolarismo forzoso  che sta strangolando l’esile democrazia italiana. Eppure non vedo alzarsi tra l’opposizione parlamentare nessuna voce che chieda con forza l’abolizione di quel vergognoso  premio di maggioranza che distorce in modo così clamoroso la volontà popolare espressa con il voto. E pensare che era nato per garantire la governabilità……..</p>
<p><strong>Il governo tecnico sarebbe la morte per il Pd</strong></p>
<p>Trovo in più che sia un errore drammatico per l’opposizione chiedere un governo tecnico invece che una rapida modifica della legge elettorale (per esempio abolendo il premio di maggioranza) e il ritorno alle urne. Il governo tecnico dovrebbe infatti gestire il dramma sociale procurato dalla crisi e dalle ricette economiche volute da Barroso e da Tremonti , regalando per questa via un insperato consenso sociale a Berlusconi e a Bossi. In più il centrosinistra verrebbe spinto nelle braccia mortifere delle tre emme –Marcegaglia, Montezemolo e Marchionne-  che muovono i fili del terzo polo di Fini, Casini e Rutelli. Insomma un suicidio in piena regola. Morale della favola : se si vuole difendere veramente il Quirinale e la Costituzione,  il centrosinistra dovrebbe abbandonare tutto l’impianto culturale ed ideologico che l’ha caratterizzato dallo scioglimento del Pci in avanti e che non a caso ha portato al governo Berlusconi e i post fascisti.</p>
<p><strong>A Roma Bianconi sta con Lucherini</strong></p>
<p>Una nota a margine mi sia consentita comunque nei confronti di Maurizio Bianconi che ho avuto modo di conoscere dai banchi del consiglio comunale di Arezzo , quando era stato eletto presidente del consiglio comunale per conto del centrodestra. Mi sarei aspettato di vederlo con Fini invece che a fare il braccio armato di Berlusconi. In quegli anni tormentati  della prima giunta di centrodestra Bianconi ebbe il coraggio di distinguersi dal sindaco Lucherini addirittura inducendolo alle dimissioni (poi rientrate, in seguito al ridimensionamento politico nel centrodestra dello stesso Bianconi). Era una dialettica analoga, presidenza dell’aula consiliare e capo dell’esecutivo cittadino,  a quella tra Fini e Berlusconi. Oggi Bianconi sceglie di recitare dalla parte opposta. Si vede che l’aria di Roma è molto diversa da quella di Arezzo.</p>
<p>Alfio Nicotra</p>
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		<title>NO A GOVERNI “TECNICI”, VIA IL PREMIO DI MAGGIORANZA E SUBITO AL VOTO</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 09:49:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’inganno del governo tecnico. In politica non esistono governi “tecnici” o tanto meno di “salute pubblica”. Invocare l’interesse generale, la tenuta dell’ordinamento democratico e delle istituzioni, per giustificarli non funziona. Intanto perché nessun governo, sui grandi problemi economici, sociali e internazionali sarebbe “neutrale” ma produrrebbe scelte dettate  dagli interessi “particolari” dominanti. Un tempo poteva essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/voto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-446" title="voto" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/voto-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
<p><strong>L’inganno del governo tecnico.</strong></p>
<p>In politica non esistono governi “tecnici” o tanto meno di “salute pubblica”. Invocare l’interesse generale, la tenuta dell’ordinamento democratico e delle istituzioni, per giustificarli non funziona. Intanto perché nessun governo, sui grandi problemi economici, sociali e internazionali sarebbe “neutrale” ma produrrebbe scelte dettate  dagli interessi “particolari” dominanti. Un tempo poteva essere scomodata la Costituzione, l’arco costituzionale  e quello spirito antifascista che l’ aveva prodotta. Ma la crisi  a cui assistiamo oggi è esattamente il prodotto di una lacerazione del dettato e  della lettera costituzionale che non può essere attribuibile  semplicemente a Berlusconi. Questa crisi data esattamente dall’abbandono del sistema elettorale proporzionale, sul cui cardine era stata costruita la nostra Costituzione  a tal punto che i costituenti votarono un emendamento dell’on.Calamandrei che proibiva i referendum in materia elettorale. Che avessero visto bene i costituenti nel voler mettere al riparo il diritto di tutti ad essere rappresentati in Parlamento  da scelte  plebiscitarie, populiste  e autoritarie  è oggi sotto gli occhi di chi ha almeno  uno straccio  di onestà intellettuale per riconoscerlo. Questo aumenta il rammarico per il fatto che la Costituzione vigente non è quella votata dai costituenti ma quella pubblicata e promulgata con un refuso tipografico che incidentalmente si dimenticò di riportare l’emendamento approvato dall’aula. E’ incredibile però che i tanti analisti e l’arco delle forze politiche che imposero all’inizio degli anni ’90 all’Italia il sistema maggioritario – chi prende un voto in più governa, alla faccia del suo peso reale nel Paese -  si rifiuti ancora di fare una autocritica radicale di quella scelta.  Con la classica paludata ipocrisia si assiste a vere e proprie acrobazie pur di non mettere in discussione la ragione principe dell’attuale crisi di credibilità istituzionale : il bipolarismo.  Certo si dice che il bipolarismo non ha funzionato ma, si aggiunge, perché il vero bipolarismo in Italia non si è mai avuto.</p>
<p><strong>Bipolarismo forzoso e pensiero unico della “razza padrona”</strong></p>
<p>Questo approccio ipocrita al problema , se non  disinnescato per tempo, è foriero di nuovi , devastanti errori/orrori istituzionali. Un tempo si diceva che il parlamento doveva essere lo specchio del Paese. Negli anni , con l’introduzione del maggioritario e il bipolarismo forzoso,  il Parlamento si è trasformato in una lente deforme del Paese, con milioni di italiani senza più rappresentanza e con l’espulsione dal palazzo sia della rappresentanza del conflitto sociale che del punto di vista pacifista. Siamo arrivati all’assurdo che la larga maggioranza degli italiani è favorevole al ritiro delle truppe in Afghanistan ma che il Parlamento, ridotto ad una caserma, vota all’unanimità il proseguimento di una missione suicida e senza via di uscita. Il punto di vista del mondo del lavoro,inoltre,  è totalmente cancellato. Lo dimostra l’incredibile accondiscendenza del mondo politico a personaggi come Montezemolo, Marcegaglia e Marchionne.  La “razza padrona” è il vero cemento ideologico, il nuovo arco costituzionale, che unisce l’una all’altra parte dell’emiciclo parlamentare.</p>
<p><strong>Il governo tecnico è la negazione del ritorno al proporzionale</strong></p>
<p>In questi due decenni Berlusconi ha approfittato dello sconquasso costituzionale prodotto dall’ubriacatura maggioritaria/bipolare/presidenzialista per  usare le istituzioni prodromo sua.  Fini e Casini, dopo averglielo consentito per anni,  ritengono adesso che bisogna salvare il cuore del berlusconismo  &#8211; la politica ridotta ad azienda e l’interesse supremo del mercato &#8211;  liberandosi di Berlusconi reputato ormai non più presentabile. Lo fanno spostando ulteriormente a destra l’intero asse politico tanto da far assumere all’ultimo segretario dell’MSI-DN il ruolo di paladino della democrazia.  Nella proposta del “governo tecnico” non solo il PD, ma anche l’IDV, i grillini e – anche se con una posizione più articolata e prudente-  lo stesso Vendola, si dimostrano subalterni a questo progetto. Si dice: non si può andare al voto con questa legge elettorale perché altrimenti Berlusconi e Bossi rivincono. L’obiezione ha una sua consistenza ma la ricetta proposta , il governo tecnico , è veramente la soluzione più praticabile e più che altro la più utile alla democrazia italiana?  Il cosiddetto governo tecnico dovrebbe agire in un contesto drammatico di crisi economica e sotto dettatura delle ricette della Banca Centrale Europea e di Confindustria. L’attuale opposizione parlamentare si troverebbe di fatto  a gestire una situazione sociale esplosiva dovuta ai draconiani tagli allo stato sociale fatti dall’ultima manovra governativa le cui conseguenze sulla carne viva del Paese si vedranno soltanto  al ritorno dalle ferie. Se un governo tecnico si forma sull’emergenza questa , lungi dall’essere risolta, finirà per acuirsi e  giustificarne una  sua lunga longevità. Si dice che dovrebbe durare solo lo stretto tempo per fare una legge  elettorale. Ma quale legge elettorale scaturirebbe da questo contesto sociale in cui chi ha prodotto la crisi continua a reiterare proposte ancora più maggioritarie (magari con il ritorno ai collegi uninominali), presidenzialiste e “bifasciste”? Il governo tecnico è la negazione del ritorno al proporzionale esattamente perché è l’astrazione più enfatizzata della separazione del Palazzo dal Paese reale.<strong> </strong></p>
<p><strong>Cinque minuti per abolire il premio di maggioranza e subito al voto</strong></p>
<p>Allora tenerci questa legge elettorale e andare al voto?  Penso che le opposizioni, parlamentari e non, dovrebbero avanzare una semplice proposta di legge fatta di un solo articolo la cui approvazione richiederebbe pochi giorni tra Camera e Senato. Una proposta che semplicemente cancella dalla legge elettorale l’ attuale  premio di maggioranza . Premio  che ha consentito a coalizioni minoritarie nel Paese  come quella di Berlusconi di avere il 55% dei seggi alla Camera. Adesso non c’è più neanche il pretesto della governabilità chela legge doveva garantire, visto che per ben due legislature consecutive le coalizioni forzose sono implose su se stesse.  A ben pensarci è il premio di maggioranza ad essere il cuore della “legge porcata” e non tanto invece l’impossibilità di eleggere i propri rappresentanti da parte dei cittadini a causa delle liste bloccate. Invece le critiche alla legge elettorale si concentrano – strumentalmte– solo su questo secondario aspetto. L’uscita vera dalla crisi istituzionale è il superamento del maggioritario e dunque di una norma elettorale che è riuscita ad essere più grave e devastante per la democrazia di quanto lo fu la legge Acerbo del 1924 e quella Scelba (detta legge truffa) del 1953. Abolire il premio di maggioranza significa tornare alla Repubblica parlamentare ovvero allo spirito e alla lettera della Costituzione vigente. Sarebbe anche il solo modo vero per sconfiggere Berlusconi (l’altro, con l’attuale legge, sarebbe una coalizione elettorale di tutte le opposizioni  per impedire a PDL e Lega di accaparrarsi il premio di maggioranza. Ma sarebbe credibile?).   Ci vogliono cinque minuti per ramo del Parlamento per fare questa piccola ma sostanziale modifica della legge e poi subito al voto. Non c’è bisogno di governi tecnici per farlo . Bastano pochi giorni a settembre e smetterla di  avere paura di un voto finalmente libero.</p>
<p>Alfio Nicotra</p>
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		<title>IL DIBATTITO SU AREZZO WAVE E UNA PROPOSTA A MAURO VALENTI</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 12:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Play Art non va e ad ogni estate ad Arezzo si riaccende il dibattito su Arezzo Wave lasciata andare via quattro anni fa. Una discussione legittima ma che rischia di essere ripetiva ed aumentare il senso di frustrazione. Sia chiaro , siamo tra quelle voci che , fin dall’inizio, hanno reputato una follia semplicemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/maurovalenti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-441" title="maurovalenti" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/08/maurovalenti.jpg" alt="" width="280" height="187" /></a></p>
<p>Il Play Art non va e ad ogni estate ad Arezzo si riaccende il dibattito su Arezzo Wave lasciata andare via quattro anni fa. Una discussione legittima ma che rischia di essere ripetiva ed aumentare il senso di frustrazione. Sia chiaro , siamo tra quelle voci che , fin dall’inizio, hanno reputato una follia semplicemente pensare di perdere una manifestazione musicale di dimensioni internazionale come era quella.</p>
<p>Purtroppo quella follia, dopo l’edizione del luglio 2006, si realizzò.</p>
<p>A Francesco Macrì- che oggi scrive lettere aperte, condivisibili nel contenuto,  al Sindaco Fanfani di riallacciare le relazioni e la collaborazione con Mauro Valenti &#8211; ci permettiamo di ricordare che fu il suo schieramento politico a lanciare una feroce offensiva di criminalizzazione di quella manifestazione prendendo a pretesto la tragica morte per droga di un giovane nel campeggio di Arezzo Wave. Una criminalizzazione confezionata ad arte da un servizio sulle reti Mediaset , un vero proprio trappolone alla quale, purtroppo, cadde il sindaco Fanfani.</p>
<p>Ancora siedevo sui banchi del consiglio comunale di Arezzo e cercai, insieme ai miei compagni Marco Bianchi e Cristiano Rossi, di fermare l’escalation che avrebbe portato al divorzio tra l’amministrazione di centrosinistra e il patron di Arezzo Wave.</p>
<p>Purtroppo, sull’onda delle campagne securitarie lanciate dalla destra, anche certi sindaci  di solide radici democratiche, subiscono il fascino discreto della sindrome da sceriffo. Lo testimoniano le decine di città riempite di telecamere, d’improbabili comitati per l’ordine pubblico e di vigili urbani a cui viene affibbiata la qualifica “di quartiere” come se  ciò servisse in qualche modo a scalfire o combattere la criminalità.</p>
<p>Ma torniamo ad Arezzo Wave. Il Sindaco non difende la manifestazione, Valenti decide di lasciare Arezzo. Una ferita durissima per chi aveva visto questa città sprovincializzarsi anche grazie all’irrompere di decine di migliaia di giovani che provenendo da tutta Europa ricordavano a noi aretini che facciamo parte di un mondo che va oltre il nostro naso. Mi stupì , negativamente, il silenzio e l’inazione di Piazza Sant’Agostino, come se, quella che deve a buon titolo essere considerata una delle migliori creature delle giunte di sinistra, fosse un figliastro se non da disconoscere almeno da dimenticare in fretta.</p>
<p>Ma Arezzo, e i giovani in particolare, non dimenticano.</p>
<p>Per questo, candidandomi a presidente della provincia nel 2009, mi ero permesso di smuovere le acque sul tema, inserendo l’impegno di riportare Arezzo Wave in città nel programma elettorale della Federazione della Sinistra. Con Gino Caneschi scrissi l’estate scorsa una nota molto chiara su questo ( si veda su questo blog <a href="http://www.alfionicotra.org/?p=237">http://www.alfionicotra.org/?p=237</a>).</p>
<p>Quello che penso è che Mauro Valenti è una risorsa per la nostra città e che è stato ingenerosamente sottovalutato il suo contributo al successo del centrosinistrra all’elezioni del 2006, quando animò tante speranze ed energie trasformando la sala del vecchio Supercinema in una vera e propria fabbrica della cultura. Credo, per esempio, che Mauro Valenti sarebbe un ottimo ed innovativo assessore alla cultura di una giunta che voglia imprimere a questo settore fondamentale un vero impulso innovativo. Insomma se proprio dobbiamo rinunciare ad Arezzo Wave almeno non rinunciamo al genio estroso di Mauro. Dico di più. Mi appello al nostro comune passato di demoproletari (l’unica esperienza elettorale del Valenti fu con DP nel 1985). Si metta a disposizione della costruzione della lista unitaria di sinistra che Sel e Fds stanno provando a mettere insieme. Si candidi al consiglio comunale. Per la cultura di questa nostra città ma anche per unire la sinistra.</p>
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		<title>SE FELTRI FOSSE&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 10:08:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se Feltri fosse stato alla guida del plotone di carriarmati bloccati da un giovane con il suo corpo in piazza Tienamen, lo avrebbe messo sotto i cingoli senza esistazione. Se Feltri fosse stato il comandante dei Vopos quando il 9 novembre del 1989 una folla, violando la legge, decise di picconare il Muro di Berlino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/palestina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-438" title="palestina" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/palestina-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a><br />
Se Feltri fosse stato alla guida del plotone di carriarmati bloccati da un giovane con il suo corpo in piazza Tienamen, lo avrebbe messo sotto i cingoli senza esistazione.<br />
Se Feltri fosse stato il comandante dei Vopos quando il 9 novembre del 1989 una folla, violando la legge, decise di picconare il Muro di Berlino, avrebbe ordinato di sparare;<br />
Se Feltri fosse stato il capo della polizia nei giorni della “rivoluzione di velluto” a Praga, avrebbe fatto disperdere con la forza la folla che arrivava in piazza Venceslao.<br />
Se Feltri fosse stato alla guida dei cecchini serbobosniaci che impedivano l’accesso alla città di Sarajevo quando 500 pacifisti disarmati – tra i quali chi scrive – ruppero l’assedio con la marcia di “Mir sada” ci avrebbe sicuramente sparato;<br />
Se Feltri fosse stato comandante dell’esercito coloniale inglese quando gli indiani guidati da Gandhi fecero la “marcia del sale” , avrebbe applicato senz’altro l’ordine di sparare sulla folla;<br />
se Feltri fosse stato al comando di chi assediava il ghetto di Varsavia, avrebbe impedito a chiunque di portare agli assediati cibo, medicine, legna e carbone per scaldarsi;<br />
se Feltri fosse stato direttore del “Giornale” il giorno che gli israeliani uccisero 10 pacifisti e impedito l’arrivo di aiuti umanitari a Gaza avrebbe titolato : “Dieci morti tra gli amici dei terroristi. Israele ha fatto bene a sparare”.</p>
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		<title>LA CAMPAGNA DELL&#8217;ACQUA E L&#8217;UNITA&#8217; DELLA SINISTRA</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 09:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Guardatelo quel popolo che affolla i banchetti dell’acqua in ogni angolo d’Italia. Osservateli bene sia dalla parte di chi raccoglie le firme sia da parte di chi firma. Gomito a gomito ci sono compagni che si erano divisi e insultati nei congressi post sconfitta della Sinistra Arcobaleno. C’è il popolo di Genova, dei Forum [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/nuove-acque1.jpg"> <br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-433" title="nuove acque" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/nuove-acque1-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a></p>
<p>Guardatelo quel popolo che affolla i banchetti dell’acqua in ogni angolo d’Italia. Osservateli bene sia dalla parte di chi raccoglie le firme sia da parte di chi firma. Gomito a gomito ci sono compagni che si erano divisi e insultati nei congressi post sconfitta della Sinistra Arcobaleno. C’è il popolo di Genova, dei Forum Sociali, gli scout, gli ambientalisti, il Popolo Viola, i senza partito e i partitisti che credono che senza l’acqua in cui nuotare – scusate il gioco di parole – non c’è futuro per nessuna sinistra. Fermatevi un attimo a guardarli : è una pratica istruttiva. E’ un campagna antilberista che allude ad un mondo radicalmente diverso. Unisce uno schieramento tanto vasto da ricordare l’arco delle forze che organizzò il Genoa Social Forum. Con la stessa “potenza politica” se è vero che è riuscita a spostare pezzi di PD, sindaci un tempo privatizzatori, a mettere in difficoltà la Lega proprio nei suoi fortini, a contrastare a viso aperto la supponenza di Di Pietro che voleva dettare legge con un referendum – il suo- che sembra scritto dalla Confindustria. Ecco un modo sano per unire e dare utilità sociale alla sinistra: partire dai contenuti e non dai contenitori. L’altro giorno, dopo una giornata sotto la pioggia a raccogliere le firme, un compagno mi ha detto con un sorriso stanco ma soddisfatto : “ ci riparlano anche le massaie.”<br />
Perché scrivo questo ? Perché trovo che tra questa realtà e il dibattito interno al nostro partito e alla Federazione della Sinistra ci sia una distanza siderale. Anzi spesso la campagna sull’acqua non è neanche citata tanto è introflessa ed astratta la nostra discussione. Vedo compagni e compagne che stimo tantissimo e che hanno la mia stessa cultura di movimento appassionarsi in una vivisezione dell’ultimo intervento di Giampaolo Patta. Vedo circolare appelli sul sesso degli angeli della sinistra che dovrebbe tornare ad essere utile per il Paese che per la loro ovvietà non hanno altro scopo che quello di ridisegnare geografie interne a quel che resta della sinistra in base ai firmatari.<br />
Come se ancora ci fosse spazio per sommovimenti di corrente, per la difesa di fortini, per un dibattito avulso dal cataclisma sociale che ci sta piombando addosso. Penso che il gruppo dirigente dovrebbe per una volta interrompere una siffatta discussione e voltare pagina rispetto a riti autodistruttivi e a questo accanimento terapeutico.<br />
Sul serio c’è chi pensa che sia un documento, un paletto ideologico, un ribadire atonico di “rifondazione per l’oggi e per il domani” a far nascere una vera Federazione della Sinistra o a rispolverare i tempi d’oro della Rifondazione Comunista? Conoscono questi compagni e queste compagne lo stato del partito o dei partiti e associazioni che compongono la Federazione? Sanno che senza una immersione nella società, nelle reti anticrisi, nelle lotte e nelle vertenze per il lavoro, i diritti, i beni comuni e la democrazia, tutte le forme a cui siamo appartenuti – e in tempi rapidissimi &#8211; sono destinate al museo delle cere ? Non c’è documento, statuto o paletto che ci dirà cosa saremo tra un anno o due o tre quando sarà finalmente consentito agli italiani e alle italiane di tornare a votare per le politiche. Alla Federazione della Sinistra è dato il compito di costruire un luogo, anch’esso parziale e non autosufficiente, in cui provare a riaggregare ciò che è andato disperso e cercare con i movimenti e le lotte di risalire la china. L’unità a sinistra va perseguita senza se e senza ma, tanto più se essa viene costruita dal basso e sui contenuti come nella campagna dell’acqua. Non era in basso a sinistra lo slogan del nostro ultimo congresso? Credevamo forse che fosse un pranzo di gala e non una lunga e faticosa marcia nella società?</p>
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		<title>DIETRO IL &#8220;FEDERALISMO DEMANIALE&#8221; IL PARTITO TRASVERSALE DEL CEMENTO</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 09:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dietro la parola magica del &#8220;federalismo demaniale&#8221; si nasconde il più colossale progetto di cementificazione del BelPaese della storia della Repubblica. La cessione a Regioni ed enti locali di strade secondarie, corsi idrici, sorgenti, spiagge, miniere,laghi, areoporti non strategici e più che altro di terreni agricoli fino ad oggi proprietà dello Stato è tesa esclusivamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/federalismo-demaniale.bmp"><img class="alignnone size-full wp-image-429" title="federalismo demaniale" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/07/federalismo-demaniale.bmp" alt="" /></a>Dietro la parola magica del &#8220;federalismo demaniale&#8221; si nasconde il più colossale progetto di cementificazione del BelPaese della storia della Repubblica.<br />
La cessione a Regioni ed enti locali di strade secondarie, corsi idrici, sorgenti, spiagge, miniere,laghi, areoporti non strategici e più che altro di terreni agricoli fino ad oggi proprietà dello Stato è tesa esclusivamente a &#8220;valorizzare il patrimonio&#8221; ovvero a fare cassa. Non a caso si precisa a cosa devono servire i proventi : per il 75% ad abbatere il debito pubblico degli Enti Locali, per il restante 25% il debito dello Stato.<br />
La ricchezza (e la bellezza) dell&#8217;Italia, consiste nella vasta e diffusa disponibilità di beni demaniali quali spiagge, laghi, panorami che devono rimanere beni comuni potenzialmente a disposizione di tutti, comprese le future generazioni. Quello che si opera con il decreto sul federalismo demaniale è proprio la rottura del principio del demanio come bene comune, incommerciabile e fruibile sempre da parte di tutti.<br />
In linea di principio non siamo contrari al trasferimento di questi beni comuni a Regioni ed Enti Locali: ma non è questa la partita in gioco! E&#8217; il meccanismo che è messo in moto, ovvero quello di mercificare questi beni, che la Federazione della Sinistra contesta alla radice.<br />
Secondo la Ragioneria dello Stato si tratta di un patrimonio valutabile tra 3,2 e i 5 miliardi di euro che potranno essere piazzati sul mercato per una &#8220;valorizzazione funzionale&#8221;. Si autorizza la vendita ai privati e ai fondi immobiliari che, come è noto, saranno non solo speculativi ma aggiungeranno altri scempi a quelli già attuati nel nostro territorio, in particolare per coste e terreni agricoli.<br />
I Comuni, già stremati dal patto di stabilità e non risarciti dal mancato ingresso di introiti in seguito all&#8217;abolizione dell&#8217;Ici,si troveranno davanti al dilemma : o spendere soldi propri per la manutenzione e la protezione dei beni ex demaniali trasferiti o metterli invece in vendita, allettando, per esempio per le aree agricole, il potenziale compratore anche con variazioni d&#8217;uso di queste aree, trasformandole in edificabili.<br />
Il fatto che gli oneri di urbanizzazione- ovvero gli introiti che i Comuni percepiscono dalla nuove costruzioni e dalle licenze edilizie- rappresentino una delle poche entrate per le amministrazioni comunali, spingeranno i sindaci a concedere varianti e a cementificare il più possibile.<br />
Le aree agricole demaniali che non sono state sottoposte ad un censimento preciso ammontano ad 1 milione di ettari che da ora in poi entrano a far parte del patrimonio degli enti locali. Legambiente ha calcolato che solo il 4% fosse sottoposto a questa procedura e applicando un basso indice di cubatura 0,8 mc/mq avremmo una spaventosa cementificazione delle aree agricole del nostro paese, dell&#8217;ordine di 300 milioni di metri cubi.<br />
Anche le sorgenti di acqua minerale e termale possono essere trasferite ed essere messe in patrimonio disponibile e sottoposti a piano di alienazione, ovvero vendita<br />
Le spiagge che continueranno a far parte del patrimonio indisponibile dello stato e quindi non potranno essere vendute saranno sottoposte a processi di valorizzazione. Si aumenterà quindi il processo di privatizzazione (le concessioni passano dagli attuali 20 anni a 99 anni) e cementificazione delle spiagge italiane.<br />
Davanti a questo attacco senza precedenti al patrimonio ambientale nazionale ci pare grave il voto di astensione del Partito Democratico e gravissimo il voto favorevole dell&#8217;Italia dei Valori al decreto legislativo del Governo. Lo spettacolo della conferenza stampa congiunta del leghista Calderoli insieme ad Antonio di Pietro segnala drammaticamente l&#8217;inconsistenza di questa opposizione parlamentare. C&#8217;è un partito trasversale degli affari e delle privatizzazioni che sulla mercificazione dei beni comuni non conosce confini politici.<br />
La Federazione della Sinistra è impegnata a denunciare i &#8220;furbetti del quartierino&#8221; e il federalismo degli speculatori. Invita i suoi amministratori, consiglieri comunali, provinciali e regionali a rafforzare la vigilanza sugli atti di cessione del patrimonio demaniale agli enti locali e mettere in campo una opera di controinformazione tesa a demistificare la propaganda del Governo. Si impegna a realizzare inoltre, con le associazioni ambientaliste e della società civile, Osservatori provinciali e regionali sugli effetti del &#8220;federalismo demaniale&#8221; e sui potentati legali ed illegali messi in moto da questo provvedimento teso al &#8220;sacco del BelPaese&#8221;.</p>
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		<title>FINE MORATORIA OGM &#8211; NICOTRA (Fed.SINISTRA/PRC-PDCI) PRESENTA MOZIONE PER LA TUTELA DELLA NOSTRA AGRICOLTURA E DELLA SALUTE DEL CONSUMATORE</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 12:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[    Il capogruppo della Federazione della Sinistra (Prc/Pdci) in consiglio provinciale Alfio Nicotra, ha reso noto di aver depositato oggi una mozione in merito alla decisione della Commisione Europea di cancellare la moratoria sulle colture Ogm e per la tutela della tipicità dei nostri prodotti agricoli e della salute del consumatore. Qui di seguito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-421" title="ogm-no-grazie" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/03/ogm-no-grazie-300x300.jpg" alt="ogm-no-grazie" width="300" height="300" /></p>
<div><strong><span style="font-size: medium;"> </span></strong></div>
<p><strong><span style="font-size: medium;"> </p>
<p></span></strong></p>
<div><span style="font-size: medium;">Il capogruppo della Federazione della Sinistra (Prc/Pdci) in consiglio provinciale Alfio Nicotra, ha reso noto di aver depositato oggi una mozione in merito alla decisione della Commisione Europea di cancellare la moratoria sulle colture Ogm e per la tutela della tipicità dei nostri prodotti agricoli e della salute del consumatore. Qui di seguito il testo della mozione:</span></div>
<p><span style="font-size: medium;"></p>
<div><strong>IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI AREZZO</strong></div>
<p><strong> </p>
<p></strong>considerato che :</p>
<p>- la Commissione Europea, in contrasto con la volontà dei cittadini, ha posto fine alla moratoria sulle coltivazioni di Organismi Geneticamente Modificati dando il via libera alla coltivazione della patata transgenica Amflora e a tre nuovi mais biotech;</p>
<p>- la decisione di autorizzare la coltivazione della patata Amflora prodotta dalla multinazionale Bayer e&#8217; gravissima e inaccettabile. Tale coltura Ogm, presenta dei profili di rischio molto alti perche&#8217; avrebbe un gene marker che provoca resistenza ad un antibiotico importante per la salute umana. In questo modo non solo e&#8217; stato violato il principio di precauzione nei confronti delle colture geneticamente modificate ma anche la direttiva Ue 2001/18 che proibisce espressamente l&#8217;autorizzazione per gli Ogm che contengono geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana;.<br />
- viene così pericolosamente pregiudicata la sicurezza alimentare, la nostra agricoltura tipica, di qualita&#8217; e biologica: insomma a rischio c&#8217;e&#8217; tutto il made in Italy agrolimentare;</p>
<p>- la produzione di colture Ogm in campo aperto pregiudicano infatti anche gli altri terreni, potendo diffondersi i semi Ogm con il vento o con insetti, contaminando di fatto le altre colture;</p>
<p>- l&#8217;agricoltura della nostra Regione e della nostra provincia rischia di veder pregiudicate le sue colture tipiche e di eccellenza dalla fine della moratoria sulle coltivazioni Ogm. Un danno pesantissimo all&#8217;economia agricola e per i nostri coltivatori, danno che si somma all&#8217;attuale crisi economica che colpisce anche il settore primario;</p>
<p>ribadendo la contrarietà della Provincia di Arezzo alle coltivazioni Ogm :</p>
<p>- perchè la loro utilizzazione annulla la nostra idea di agricoltura cancellando l&#8217;unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sul mercato:qualità, origine, tracciabilità, biodiversità, tipicità;</p>
<p>- perchè viene meno il principio di precauzione a tutela della salute dei consumatori che deve ispirare ogni legislazione su questo tema;</p>
<p>impegna la giunta provinciale:</p>
<p>ad assumere una iniziativa di concerto con le altre province della nostra Regione e attraverso l&#8217;Unione delle Provincie Italiane (UPI) per dichiarare i nostri territori liberi da coltivazioni Ogm e per adottare tutti quei provvedimenti a tutela della tipicità dei nostri prodotti agricoli e della salute dei consumatori;</p>
<p>chiede al Governo e al Parlamento</p>
<p>di manifestare la contrarietà del popolo italiano alla fine della moratoria sulle colture Ogm deliberata dalla Commissione Europea e a varare leggi e provvedimenti che ne impediscano l&#8217;utilizzo nel nostro Paese</p>
<p>Arezzo, 3 marzo 2010 Il capogruppo della Federazione della Sinistra (Prc/Pdci)</p>
<p>Alfio Nicotra</p>
<p> </p>
<p></span></p>
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		<title>QUANTI NELSON MANDELA NEI NOSTRI CIE?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[CONTRO IL RAZZISMO DI IERI E DI OGGI CONSEGNIAMO LA PERGAMENA DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI AREZZO A NELSON MANDELA   Franco Dringoli e Aurora Rossi, assessori al Comune di Arezzo, congiuntamente al capogruppo provinciale della Federazione della Sinistra PRC/PDCI Alfio Nicotra chiedono che sia finalmente consegnata al Presidente Nelson Mandela la pergamena del conferimento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-417" title="nelson-mandela" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/02/nelson-mandela-300x200.jpg" alt="nelson-mandela" width="300" height="200" /></p>
<div></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">CONTRO IL RAZZISMO DI IERI E DI OGGI CONSEGNIAMO LA PERGAMENA DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI AREZZO A NELSON MANDELA</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><em><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri;">Franco Dringoli e Aurora Rossi, assessori al Comune di Arezzo, congiuntamente al capogruppo provinciale della Federazione della Sinistra PRC/PDCI Alfio Nicotra chiedono che sia finalmente consegnata al Presidente Nelson Mandela la pergamena del conferimento della cittadinanza onoraria della città di Arezzo, deliberata dal consiglio comunale il 14 settembre 1988. Qui di seguito il testo della dichiarazione dei tre esponenti del PRC in occasione del ventennale della liberazione di Mandela dalle carceri sudafricane.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Vent’anni fa<span>  </span>si apriva finalmente la porta del carcere di Paarl nei pressi di Città del Capo. Dopo 27 anni di galera, Nelson Mandela, diventato simbolo mondiale della lotta al razzismo e all’apartheid riacquistava la sua libertà. Iniziava in Sudafrica quel percorso verso la demolizione della segregazione razziale che porterà Nelson Mandela , quattro anni dopo, a diventare il primo presidente di colore eletto democraticamente con percentuali da record.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Anche Arezzo dette il suo contributo alla lotta all’apartheid e per il Sudafrica democratico. Con lo stato africano infatti – uno dei principali paesi produttori di oro – la nostra città era legata economicamente e questo legame, in quell’epoca oscura in cui la minoranza bianca segregava la maggioranza dei sudafricani di colore, era fonte d’imbarazzo e portò ad una forte mobilitazione della coscienza civile degli aretini. Il 14 settembre 1988, su proposta della consigliere comunale del Partito Comunista Italiano Maria Bruttini, il consiglio comunale di Arezzo approvò una delibera che conferiva al prigioniero Nelson Mandela la cittadinanza onoraria della nostra città.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Un fatto importante. Un atto di solidarietà con la lotta dell’African National Congress (Anc)<span>  </span>che ricordava a tutti che Arezzo è una città che appartiene al mondo e che ne condivide i dolori e le speranze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Non risulta però che al nostro concittadino Nelson Mandela sia mai stata consegnata materialmente la pergamena della cittadinanza onoraria. Ci permettiamo, a vent’anni dalla sua liberazione, di suggerire al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di compiere quel gesto, magari consegnando la cittadinanza onoraria <span> </span>di Nelson Mandela all’ambasciatore in Italia del nuovo Sudafrica democratico. Un evento che sarebbe una occasione straordinaria anche per la sempre più folta comunità africana che risiede nella nostra città.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Non si tratta di un semplice tributo ad uomo che ha dato la sua vita per la causa della dignità delle persone e per un principio fondamentale solennemente sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo Si<span>  </span>tratta di ricordare a noi stessi che il razzismo non è ancora stato debellato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri;"><span> </span>Come dimostrano i recenti fatti di Rosarno e i continui episodi di razzismo, anche nel nostro Paese quei diritti fondamentali per cui ha speso la sua vita Nelson Mandela ,sono oggi messi in discussione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Qui da noi i cancelli del carcere di Paarl hanno sempre di più le fattezze dei <span> </span>CIE (Centri di identificazione ed espulsione) <span> </span>dove essere umani sono rinchiusi senza alcuna condanna solo perché fuggiti dalle guerre, dalla fame e da devastazioni ambientali. Dentro i CIE ci sono tanti e tante Nelson Mandela . Per questo<span>  </span>consegnare materialmente <span> </span>la cittadinanza onoraria di Arezzo a Nelson Mandela<span>  </span>sia pur con 22 anni di ritardo significa parlare del presente. Significa dare dignità ai quei volti di uomini e di donne che oggi pagano sulla loro pelle leggi razziali e xenofobe come la Bossi/Fini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Franco Dringoli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Aurora Rossi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Alfio Nicotra</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Arezzo, 12 febbraio 2010</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>BUON COMPLEANNO SOCIAL FORUM</title>
		<link>http://www.alfionicotra.org/?p=415</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 11:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presente articolo è apparso, in forma ridotta su Liberazione del 29/01/2010 Il Forum Sociale Mondiale compie dieci anni.  In quella che sarebbe diventata “la capitale del movimento” Porto Alegre  iniziava un percorso poderoso e vivace – a molti ricordava la I° Internazionale – destinato ad attraversare tutti i continenti e capace di mettere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_414" class="wp-caption alignleft" style="width: 493px"><img class="size-full wp-image-414 " title="forum-sociale-mondiale1" src="http://www.alfionicotra.org/wp-content/uploads/2010/02/forum-sociale-mondiale1.jpg" alt="gennaio 2009, manifestazione di apertura dell'ultimo Forum Sociale Mondiale di Belem.  Foto di Alfio Nicotra" width="483" height="362" /><p class="wp-caption-text">gennaio 2009, manifestazione di apertura dell&#39;ultimo Forum Sociale Mondiale di Belem. Foto di Alfio Nicotra </p></div>
<p><em>Il presente articolo è apparso, in forma ridotta su Liberazione del 29/01/2010</em></p>
<p>Il Forum Sociale Mondiale compie dieci anni.  In quella che sarebbe<br />
diventata “la capitale del movimento” Porto Alegre  iniziava un<br />
percorso poderoso e vivace – a molti ricordava la I° Internazionale –<br />
destinato ad attraversare tutti i continenti e capace di mettere in<br />
rete su scala globale, vertenze, soggetti sociali, lotte comuni.<br />
Alternativa al Forum dei potenti, quello che a Davos riuniva gli<br />
affabulatori di un liberismo senza limiti – gettava le reti e le basi<br />
il movimento dell’altro mondo possibile. Ha fatto la storia di molti di<br />
noi. Sicuramente ha annunciato una nuova sinistra e ha infranto anche<br />
culturalmente il pensiero unico del mercato allora ancora dogma<br />
dominante.<br />
Declinato nei forum continentali e tematici, nutrito dalle<br />
mobilitazioni contro il WTO, Banca Mondiale, FMI e G8 ( il Genoa Social<br />
Forum ne acquisiva non a caso la denominazione) il Forum di Porto<br />
Alegre era figlio non solo della rivolta di Seattle. Nasceva nelle<br />
“vene aperte dell’America Latina” per dirla con Galeano, in un<br />
continente che più di altri era scosso dal neoliberismo selvaggio e<br />
dalla durezza delle condizioni di vita. Il neoliberismo temperato , in<br />
epoche in cui in Europa si sperimentavano gli  “Ulivi planetari” di<br />
Clinton, Blair e D’Alema,  in questa parte del mondo aveva già fatto<br />
fallimento. Il FSM nasceva al di fuori se non contro l’Internazionale<br />
Socialista che del “liberismo con i cerotti”  ne era stato artefice.<br />
Personaggi come Evo Morales e Fernando Lugo, ora presidenti<br />
rispettivamente della Bolivia e del Paraguay, erano tra gli oratori e<br />
tra gli organizzatori dei tanti seminari che animavano il Forum.<br />
Sembrava di entrare in una grande università popolare: giovanissimi e<br />
non solo accalcati in aule strapiene, seduti per terra con quaderno e<br />
taccuino per gli appunti.<br />
Quella enorme forza non è andata dispersa. Si è tradotta in America<br />
Latina anche in governi progressisti e rivoluzionari. Se oggi si parla<br />
di socialismo del XXI secolo è perché in questo laboratorio le varie<br />
sinistre antiliberiste si sono incrociate e contaminate con il<br />
movimento dei movimenti. Una forza che ha mosso l’India e molti paesi<br />
africani (il prossimo anno il FSM si terrà a Dakar dopo essere passato<br />
due anni fa da Nairobi).Che ha alzato un mare di uomini e di donne<br />
contro la guerra permanente di Bush. Forse è in Europa che quella<br />
formula  appare oggi, con il trascorrere degli anni, un po’ consunta,<br />
anche se ovunque si è tenuto il Forum Sociale Europeo –straordinario<br />
quello di Firenze – ha sempre registrato un grande successo di<br />
partecipazione.<br />
Anche la critica alle democrazie liberali si sostanzia nei forum<br />
sociali. La democrazia partecipata significa in primo luogo rifiuto di<br />
contare solo un giorno ogni cinque anni, di essere un numero da segnare<br />
sulle tabelle degli scrutini. C’è vita lontano dal parlamento e ai<br />
palazzi del potere anche se non si disdegna il voto ma inteso come<br />
strumento di lotta più che di delega. Oggi il processo dei forum<br />
sociali ha necessità di una forte innovazione. La protesta di<br />
Copenaghen sui cambiamenti climatici, sta spostando più che nel passato<br />
l’asse del ragionamento sulle grandi questioni ambientali. Di grande<br />
rilievo è la ‘convocatoria’ fatta da Evo Morales ad un Forum Mondiale<br />
sul clima da tenersi a Cochabamba tra il 20 e il 22 aprile prossimi.<br />
Cochabamba è una città simbolo : è qui che una rivolta popolare ha<br />
costretto le autorità a ripubblicizzare l’acqua privatizzata e<br />
consegnata nelle mani di una multinazionale. E’ a questa città che si<br />
ispirano tutti i movimenti per l’acqua pubblica in ogni parte del<br />
pianeta. Davanti alla crisi economica, ambientale e  sociale più grande<br />
della storia del capitalismo , il progetto delle alternative di società<br />
ha bisogno anche di inverarsi nella concretezza delle cose. Cambiare il<br />
mondo dalle parole ai fatti, sembra essere questa la nuova sfida del<br />
movimento . Visto dall’Italia, con una sinistra espulsa dal parlamento<br />
e con Berlusconi che detta l’agenda della politica, questo compleanno<br />
può apparirci malinconico. Dobbiamo imparare dai nostri errori ma non<br />
dobbiamo abbatterci. La partita cominciata a Seattle  e rilanciata da<br />
Porto Alegre è ancora tutta aperta.</p>
<p>Alfio Nicotra</p>
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