Blog personale di Alfio Nicotra

SHER KHAN

dicembre 10th, 2009 Posted in Senza categoria
foto di Stefano Montesi, Sher Khan ai tempi della Pantanella
foto di Stefano Montesi, Sher Khan ai tempi della Pantanella

       

Se chiudo gli occhi lo rivedo li. In quel pastificio poco fuori San Lorenzo a Porta Maggiore. Ci viene incontro con la sua tunica bianca e il sorriso sornione sotto i baffi. Siamo dentro un alveare umano credo nel 1990. Reti, materassi , panni stesi, fornelli per il gas ovunque. Sher Khan sembra il padrone di casa, ci fa strada in quella strana visita guidata. La Pantanella è tutto un odore di umanità. Pelli colorate e babele di lingue. Gli “invisibili” qui hanno un volto e, sia pur in modo precario, un rifugio dal freddo.

Sono passati diciannove anni e la notizia ti arriva come un pugno dritto nello stomaco. Non fai neanche in tempo a riprendere fiato  e ti accorgi che i ricordi ti stanno portando indietro. Questa volta sono in via Turati, stesso periodo, sede di Senzaconfine , piena di fumo e volti asiatici. “Cazzo Dino spegni questa sigaretta, non si respira.” Ma lui, Dino Frisullo,  è un tabagista inguaribile e Sher Khan invece un leader pachistano fiero e determinato.  L’associazione Senzaconfine di Eugenio Melandri come la Caritas di Luigi Di Liegro era una delle poche realtà che si faceva attraversare dall’organizzazione di base dei migranti in una città che ogni giorno metteva in discussione la sua vocazione cosmopolita. Sher Khan parlava italiano a scatti , ma la sua voce calda, quando parlava nella sua lingua fluiva senza intoppi e doveva entrare nel cuore. Doveva essere così perché per anni la comunità pachistana è stata tra le più attive e combattive. Prima e dopo la sanatoria della legge Martelli.

La sede di Senzaconfine era nel quartiere dell’Esquilino, a due passi da piazza Vittorio sotto i cui portici l’altra notte Sher Khan è morto di freddo.

Al  gelo,probabilmente colpito da un malore che gli ha impedito di raggiungere lo stabile occupato di Ponte Mammolo,  è morto un leader, un protagonista di lotte straordinarie per la dignità. E’ morto da clandestino e senza un tetto fisso. Nel disumano gioco dell’oca del sindaco Alemanno fatta di sgomberi e caccia al clandestino questa è la condizione “normale” di vita (o non vita?) di migliaia di esseri umani.

Chissà se Sher Khan sabato era alla manifestazione contro Berlusconi e chissà cosa avrà mai pensato di quella marea di bandiere viola e rosse. Chissà qual è stato il suo ultimo pensiero, desiderio o carezza. L’ultima volta, qualche mese fa, mi era apparso all’improvviso, proprio in piazza Vittorio. Mi aveva porto la mano dicendomi “ti ricordi, sono Sher Khan”. Certo che ti ricordo, indomito leone pachistano, testardo combattente di una umanità negata. Che stretta di mano la nostra e come era buono quell’ultimo caffè bevuto insieme. Chiudo gli occhi e ti rivedo . Sher Khan ucciso dal freddo e dall’indifferenza di Roma. Probabilmente  anche dalla nostra.

Alfio Nicotra

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