Blog personale di Alfio Nicotra

COSA SUCCEDE ALL’UNIVERSITA’ DI AREZZO?

gennaio 21st, 2010 Posted in Senza categoria

univsienaQuesta mattina, ho presentato alla giunta provinciale di Arezzo, nella seduta del consiglio, una dettagliata interrogazione sulla grave situazione, occupazionale e non solo, dell’Università di Siena e segnatamente della sede distaccata di Arezzo. Quello che segue è il testo integrale.

INTERROGAZIONE SULLA GRAVE SITUAZIONE DELLA SEDE DECENTRATA DI AREZZO DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA

 

Premesso che :

 

L’università di Siena si compone di una sede centrale e due sedi decentrate (Arezzo e Grosseto) più il Centro di Geotecnologie di S. Giovanni Valdarno e la sede di Colle Val d’Elsa, dove si svolge, però, solo attività di ricerca. Tra le sedi decentrate, Arezzo è la principale ed è composta dalla Facoltà di Lettere e Filosofia (con radicamento quarantennale) e dal Polo universitario aretino, società per azioni cui partecipano in misura diversa vari soggetti, tra cui Comune e Provincia. Al Polo fanno capo alcuni corsi di laurea triennale delle facoltà di Economia, Ingegneria e Medicina. Ad Arezzo sono attualmente impiegate circa 60 unità di personale tecnico-amministrativo e circa 90 docenti.

 

-          Il bilancio di previsione 2010 dell’Ateneo è stato approvato con un disavanzo di 32 milioni, derivante da uscite per circa 286 milioni ed entrate per circa 254 milioni di euro. Le spese per il personale gravano per circa 120 milioni, circa 80 dei quali vengono spesi per il corpo docente che, non essendo contrattualizzato e avendo degli aumenti stipendiali decisi per legge, incide in maniera più consistente su questo capitolo.

-          In quest’ultimo anno si è registrata una perdita costante di posti di lavoro:

·      già 80 dalle cooperative che hanno in appalto vari servizi, tra cui pulizie, portineria e centralino;

·      entro marzo cesseranno di lavorare 40 stabilizzandi  ( 3 ad Arezzo);

·      non sono stati rinnovati circa 20 contratti a tempo determinato;

·      le supplenze e gli incarichi di insegnamento sono stati ridotti fino al 75%;

·      si è avuto un dimezzamento assegni di ricerca e n. borse di studio per dottorati;

·      il programma di prepensionamento dei docenti varato dall’Ateneo per contenere i costi ha ricevuto scarse adesioni.

·      nella contrattazione del 20 c.m. è all’ordine del giorno la mobilità del personale tecnico-amministrativo, per ora si parla di mobilità volontaria, in futuro non si sa, i numeri che serpeggiano sono tra 300 e 400 unità di personale in esubero (oltre ai tagli che ci sono già stati).

 

-          Per il personale tecnico-amministrativo si sono già determinati problemi legati al potere di acquisto degli stipendi, non solo perché viene comunicato di mese in mese se verranno pagati gli stipendi, ma anche perché l’Amministrazione ha congelato i concorsi per accedere alle progressioni orizzontali, e quindi agli scatti stipendiali, con conseguente lettera di diffida  di tutte le sigle sindacali, tranne la Cisal

 

-          E’ in fieri un progetto di federazione dei 3 atenei toscani sotto il coordinamento della Regione, che dovrebbe portare a una razionalizzazione dei costi e del personale docente e tecnico-amministrativo con centralizzazione di alcuni servizi. Per la concretizzazione dell’accordo manca la firma di Pisa, che aveva richiesto alcune modifiche, concesse dalla Regione. Qualora questo dovesse realizzarsi, non si sa cosa comporterebbe in termini di spostamento del personale.

-          C’è un impegno da parte della Regione ad acquistare l’immobile dove ha sede l’ospedale delle Scotte. Al riguardo risulta che 108 milioni siano stati iscritti nel bilancio della Regione, ma non è stato previsto un capitolo ad hoc. Non si conoscono i tempi dell’iter, anche perché per realizzare la compravendita occorre approvare una specifica legge regionale e la giunta è in scadenza. Se non riesce a realizzare questa vendita l’Università è al collasso.

-          A causa del blocco del turn-over, iniziano a manifestarsi problemi di funzionamento di tutta la macchina che tiene in piedi l’università, non solo sotto il profilo della didattica e della ricerca, che come si è detto sono state già fortemente ridimensionate, ma anche perché viene a mancare personale qualificato, con il rischio di chiusura delle strutture e impossibilità di assegnare incarichi di responsabilità, che finiscono per gravare esclusivamente sui responsabili di divisione. Un esempio su Arezzo riguarda la mancanza di personale presso la Biblioteca del Polo, dove due unità che dovevano essere stabilizzate hanno perso il lavoro. La Biblioteca è attualmente tenuta aperta da due sole persone, una dipendente di ruolo dell’Università e una dipendente del Polo, è evidente che in caso di malattia, ferie o maternità la Biblioteca verrà chiusa. Questo arrecherà un disservizio temporaneo agli studenti che, diventerà permanente qualora i fondi della Biblioteca dovessero confluire nella Biblioteca centrale della Facoltà di Lettere. Tale disservizio, insieme ad altri già prodotti dalla scarsità di risorse (come l’abolizione dei tutor di supporto alla didattica), potrebbero incidere negativamente sulle immatricolazioni e le iscrizioni dei prossimi anni.

 

-          L’Ateneo ha deciso di affrontare la questione dei precari e della mobilità su base provinciale. Ha costituito un’apposita Commissione allo scopo di verificare la possibilità di riassorbimento dei lavoratori in esubero presso altre amministrazioni pubbliche delle quattro province interessate, in base alla residenza dei lavoratori. A Siena la situazione è già ad un buono stadio, non solo perché sono stati predisposti ammortizzatori sociali per sei mesi per chi ha perso o sta per perdere il lavoro, ma anche perché è stato realizzato un database per censire le professionalità e favorire il reintegro dei lavoratori presso altre amministrazioni. Inoltre, grazie all’impegno anche economico della Provincia e del Monte dei Paschi si realizzerà una multisala, rivolta tanto alla cittadinanza, quanto ai turisti, dove sarà possibile reimpiegare alcuni di coloro che hanno perso il posto di lavoro.

Per quanto riguarda Arezzo, i contatti sono ancora embrionali, risulta che al momento ci siano stati solo contatti telefonici tra i vertici dell’Ateneo e l’assessore Ricci.

Quello che ci si aspetta dalla Provincia è che si faccia tramite presso le altre Amministrazioni pubbliche da una parte per verificarne, in maniera esaustiva, la disponibilità a ricevere un certo numero di lavoratori, dall’altra a mappare le eventuali necessità di questi enti, in modo da rendere evidente quali profili professionali e quali competenze potrebbero risultare utili.

Più in generale si chiede all’Amministrazione Provinciale di attivarsi per salvare la sede distaccata dell’Università di Siena di Arezzo, inserendola in un progetto di sostegno e rilancio fondamentale per il nostro territorio.

 

Il capogruppo della Federazione della Sinistra/Prc/Pdci

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