LA CAMPAGNA DELL’ACQUA E L’UNITA’ DELLA SINISTRA
luglio 6th, 2010 Posted in Senza categoriaGuardatelo quel popolo che affolla i banchetti dell’acqua in ogni angolo d’Italia. Osservateli bene sia dalla parte di chi raccoglie le firme sia da parte di chi firma. Gomito a gomito ci sono compagni che si erano divisi e insultati nei congressi post sconfitta della Sinistra Arcobaleno. C’è il popolo di Genova, dei Forum Sociali, gli scout, gli ambientalisti, il Popolo Viola, i senza partito e i partitisti che credono che senza l’acqua in cui nuotare – scusate il gioco di parole – non c’è futuro per nessuna sinistra. Fermatevi un attimo a guardarli : è una pratica istruttiva. E’ un campagna antilberista che allude ad un mondo radicalmente diverso. Unisce uno schieramento tanto vasto da ricordare l’arco delle forze che organizzò il Genoa Social Forum. Con la stessa “potenza politica” se è vero che è riuscita a spostare pezzi di PD, sindaci un tempo privatizzatori, a mettere in difficoltà la Lega proprio nei suoi fortini, a contrastare a viso aperto la supponenza di Di Pietro che voleva dettare legge con un referendum – il suo- che sembra scritto dalla Confindustria. Ecco un modo sano per unire e dare utilità sociale alla sinistra: partire dai contenuti e non dai contenitori. L’altro giorno, dopo una giornata sotto la pioggia a raccogliere le firme, un compagno mi ha detto con un sorriso stanco ma soddisfatto : “ ci riparlano anche le massaie.”
Perché scrivo questo ? Perché trovo che tra questa realtà e il dibattito interno al nostro partito e alla Federazione della Sinistra ci sia una distanza siderale. Anzi spesso la campagna sull’acqua non è neanche citata tanto è introflessa ed astratta la nostra discussione. Vedo compagni e compagne che stimo tantissimo e che hanno la mia stessa cultura di movimento appassionarsi in una vivisezione dell’ultimo intervento di Giampaolo Patta. Vedo circolare appelli sul sesso degli angeli della sinistra che dovrebbe tornare ad essere utile per il Paese che per la loro ovvietà non hanno altro scopo che quello di ridisegnare geografie interne a quel che resta della sinistra in base ai firmatari.
Come se ancora ci fosse spazio per sommovimenti di corrente, per la difesa di fortini, per un dibattito avulso dal cataclisma sociale che ci sta piombando addosso. Penso che il gruppo dirigente dovrebbe per una volta interrompere una siffatta discussione e voltare pagina rispetto a riti autodistruttivi e a questo accanimento terapeutico.
Sul serio c’è chi pensa che sia un documento, un paletto ideologico, un ribadire atonico di “rifondazione per l’oggi e per il domani” a far nascere una vera Federazione della Sinistra o a rispolverare i tempi d’oro della Rifondazione Comunista? Conoscono questi compagni e queste compagne lo stato del partito o dei partiti e associazioni che compongono la Federazione? Sanno che senza una immersione nella società, nelle reti anticrisi, nelle lotte e nelle vertenze per il lavoro, i diritti, i beni comuni e la democrazia, tutte le forme a cui siamo appartenuti – e in tempi rapidissimi – sono destinate al museo delle cere ? Non c’è documento, statuto o paletto che ci dirà cosa saremo tra un anno o due o tre quando sarà finalmente consentito agli italiani e alle italiane di tornare a votare per le politiche. Alla Federazione della Sinistra è dato il compito di costruire un luogo, anch’esso parziale e non autosufficiente, in cui provare a riaggregare ciò che è andato disperso e cercare con i movimenti e le lotte di risalire la china. L’unità a sinistra va perseguita senza se e senza ma, tanto più se essa viene costruita dal basso e sui contenuti come nella campagna dell’acqua. Non era in basso a sinistra lo slogan del nostro ultimo congresso? Credevamo forse che fosse un pranzo di gala e non una lunga e faticosa marcia nella società?
